Luglio 2014 – n. 169
Scritto da Redazione   

Apertura

Sul trasformismo di Giulio Bollati

Persuasioni
I nuovi stati euroasiatici
di Michael Bobick - Due o tre cose sulla crisi ucraina di Piero Sinatti - In Turchia, dopo la strage di Soma di Lea Nocera - Dopo le elezioni europee di Mauro Boarelli - I tifosi con la pistola di Maurizio Braucci - Il delitto Rostagno, la sentenza di Benedetta Tobagi

Orizzonti
Ricordo di Vittorio Rieser
Le albe torinesi di Goffredo Fofi - Crisi del capitalismo e crisi della sinistra di Vittorio Rieser - Al tempo dei Quaderni Rossi di Giovanni Mottura - Amici e compagni di Francesco Ciafaloni

 

Arte e parte
Ovunque ci siano due etnie in lotta
di Sepp Mall - La lucertola e altre poesie di Fabio Morábito

I nostri ieri. 2
Domande su romanzo e storia di Lo straniero
Le risposte di Gianfranco Bettin, Maurizio Braucci, Giuseppe Catozzella, Gioacchino Criaco, Pietro De Marchi, Paolo Di Paolo, Paolo Di Stefano, Valerio Evangelisti, Erminio Ferrari, Giorgio Fontana, Vittorio Giacopini, Alessandro Leogrande, Francesco Maino, Lorenzo Pavolini, Luca Rastello, Carola Susani, Benedetta Tobagi, Stefano Valenti

Opere e giorni
Non c’è storia, dice Giorgio Falco
di Antonio Tricomi - La storia è un labirinto, per Arrigoni di Vittorio Giacopini - Fontana sugli anni di piombo di Gabriele Vitello - La mafia secondo Simenon di Marcello Benfante - Gli amanti vampiri di Jim Jarmusch di Livio Marchese - Wajda e Walesa di Goffredo Fofi
Sabina Loriga, pluralità delle storie di Andrea Brazzoduro

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I nuovi stati euroasiatici e le ambiguità della politica
Scritto da Michael Bobick   

traduzione di Stefano Talone

Winston Churchill una volta ha sostenuto che “la storia è scritta dai vincitori”. Dopo il collasso dell’Unione Sovietica, l’Occidente si è beato nella vittoria della democrazia liberale. In un sorprendente rovesciamento di Karl Marx, che immaginava che le contraddizioni antagonistiche della storia sarebbero finite con l’abbattimento del capitalismo e il trionfo del comunismo, è stato il capitalismo, con la corazza politica della democrazia liberale, a dimostrare di essere il sistema più durevole della storia umana, il punto in cui la dialettica hegeliana aveva raggiunto il suo obiettivo massimo. Nel 1992 un eminente studioso americano, Francis Fukuyama, ha sostenuto che “quello a cui stiamo assistendo non è la fine della Guerra Fredda, o l’attraversamento di un particolare dopoguerra, ma la fine della storia come tale: la fine dell’evoluzione ideologica del genere umano e l’universalizzazione della democrazia liberale occidentale come forma assoluta di governo”.

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Riflessioni sulla crisi della sinistra
Scritto da Vittorio Rieser   

Il problema
Il problema da cui partirò per queste “riflessioni senili” è il seguente: ci troviamo di fronte a una crisi del capitalismo altrettanto e più profonda di quella del 1929. Come mai il movimento operaio, la sinistra in generale, non ne “approfittano” per rafforzarsi, e avanzare o realizzare (almeno parzialmente) una proposta alternativa? E anzi sembrano toccare il loro punto massimo di debolezza?

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Da dove veniamo
Scritto da Lo straniero   

Sono molti i buoni romanzi e le buone ricostruzioni giornalistiche o d’inchiesta che in questa ricca stagione letteraria e nelle precedenti hanno affrontato la nostra storia nazionale recente, e in essi si avverte fortemente la preoccupazione di capire i perché del presente, dilemmi che sembrano porsi molto più gli scrittori e qualche giornalista-scrittore che non i politici, che non i professori, e tanto meno le star della carta stampata. Altre forme espressive (il cinema, la canzone, il teatro) sembrano più reticenti; sono molto più numerosi i romanzi e le inchieste di questo genere, onestamente angosciati, che non i film, che non gli articoli di giornale.

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Al tempo dei Quaderni Rossi
Scritto da Giovanni Mottura   

La voce del compagno che la mattina di giovedì 22 maggio mi ha telefonato “questa notte è morto Rieser” ha evocato, come in un déjà vu, la stessa situazione improvvisa e profonda di vuoto, di assenza non reparabile, provata la notte del 9 ottobre del 1964 a Torino, quando, verso le tre uno squillo di telefono mi ha svegliato e la voce di Vittorio mi ha detto: “Raniero sta morendo, vieni presto in via Sei ville”.

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Non c’è storia, dice Giorgio Falco
Scritto da Antonio Tricomi   

La gemella H di Giorgio Falco (Einaudi) è a parer mio il miglior romanzo italiano dai tempi di Troppi paradisi, pubblicato da Walter Siti poco meno di un decennio fa. O è a ogni modo questa l’impressione di uno spettatore saltuario e idiosincratico dell’odierna scena letteraria nazionale, la cui complessiva modestia non spinge il critico a sospettare di aver perso chissà quali perle sottraendosi al vaglio sistematico delle più rilevanti novità editoriali. Così, per provare a chiarire le ragioni che mi suggeriscono di considerare eccezionale il libro di Falco, tenterò di spiegare quelle due o tre cose che, ai miei occhi, esso è ma al contempo non è: la pur rapida analisi di questo suo costitutivo e ambivalente polimorfismo confermerà, spero, l’indubitabile pregio narrativo e culturale del volume.

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