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di Redazione
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Apertura
 Vocabolarietto dell’Italiano 3 (1958) di Mario Soldati, Alberto Moravia, Italo Calvino, Romano Bilenchi, Ignazio Silone
Persuasioni Ascesa e caduta di Vaclav Havel di Luca Rastello - In tema di beni comuni di Carlo Donolo - Tra Monti di Piergiorgio Giacchè - Dove Monti si ferma di Giulio Marcon - Gli obsoleti di Goffredo Fofi - Lo spread del razzismo di Alessandro Triulzi - L’assente ingiustificato di Franco Cassano - Mezzogiorno e Mediterraneo di Alessandro Leogrande - La Spagna sull’orlo di una crisi di nervi di Ivan Pivotti - I riots di Londra dell’agosto 2011 di Federico Varese
Orizzonti Passato e presente. Il lavoro degli storici a cura di Mauro Boarelli; di Piero Bevilacqua (p. 49), David Bidussa (p. 52), Luciano Cafagna (p. 55), Marcello Flores (p. 57), Gabriella Gribaudi (p. 61), Pier Paolo Poggio (p. 63), Mariuccia Salvati (p. 66), Enzo Traverso (p. 71)
Arte e parte La Palestina e la sua cultura Mahmoud Darwish, poeta di Elias Sanbar - Vicoli ciechi di Jamil Hilal - Il romanzo della Palestina di Elias Khuri incontro con Elisabetta Bartuli - Humour al femminile di Suad Amiry incontro con Maria Nadotti - Un’idea vera di poesia di Mourid Barghouti incontro con Isabella Camera d’Afflitto - Il poeta degli zingari di Paul Polansky incontro con Daniela Fargione - Affamato e altre poesie di Paul Polansky
Opere/Giorni Pino Ferraris e l’eredità socialista di Mariuccia Salvati - L’infanzia di Thomas Bernhard di Nicola Lagioia - I rifugi e le tane di Norman Manea di Maria Nadotti - Un romanzo di Gonçalo Tavares di Vittorio Giacopini - Mazzaglia: Eros in Sicilia di Emiliano Morreale - I film politici di Clooney e Eastwood di Goffredo Fofi - Su Vittorio De Seta di Goffredo Fofi Ricordo di Saverio Tutino, Giorgio Bocca, Luisito Bianchi |
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di Carlo Donolo
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Dopo il referendum sull’acqua e il suo felice risultato anche in Italia si sta diffondendo nell’opinione pubblica e nei movimenti collettivi la nozione di beni comuni. Per lo più viene usata in modo generico e anche sloganistico, ma in ogni caso si tratta di un tema che mette radici nel crescente fabbisogno di coesione sociale, e nella resistenza agli effetti più distruttivi dei processi globali. Si coniuga facilmente con un certo localismo e con il rigetto di soluzioni che impongono gravi costi locali anche se con vantaggi generali, come nelle sindromi nimby. |
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di Alessandro Triulzi
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Mourad Ben Cheik, autore del film documentario Plus jamais peur sulle rivolte di Tunisi della primavera scorsa presentato all’ultimo festival di Cannes, interrogato da Chiara Organtini (in “Alias”, 7 gennaio 2012) su perché aveva lasciato l’Italia dove pur aveva vissuto e prodotto film fino al 2005, così ha risposto: “C’è un detto in Tunisia che dice: Se vai sempre all’indietro, a un certo punto la schiena dell’asino finisce. Questo è quello che è successo a voi: avete semplicemente finito la schiena.” |
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di Suad Amiry
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incontro con Maria Nadotti
Suad ha una serie di specificità: palestinese di Jaffa ma nata a Damasco (perché la sua famiglia è stata allontanata nel ’47-’48), dopo aver vissuto e studiato a Edimburgo è tornata a Ramallah, dove fa l’architetto. Non è dunque una scrittrice di professione. Lei stessa si definisce scrittrice per caso. Forse proprio per questo Suad ha raccontato sulla pagina (e poi ha messo in scena) delle storie preziose per capire che cosa sia la vita quotidiana in Palestina, soprattutto dal 2003 (anno in cui ha cominciato a raccontarla). Suad è una storyteller che scrive in inglese (un inglese interessante per il traduttore); la sua è una lingua giocata sull’oralità. |
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di Franco Cassano
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Chi nel corso degli ultimi anni dall’Italia ha guardato al Mediterraneo come al luogo di un incontro strategico tra le civiltà oggi non può non osservare le “rivoluzioni” del nord Africa con grande partecipazione e simpatia, ma anche con irritazione e profonda frustrazione. Infatti, di fronte a un sommovimento di tale portata, che mette in gioco non solo il futuro di quei popoli, ma anche l’assetto geopolitico futuro di tutta l’area mediterranea, l’Italia oggi è splendidamente e totalmente assente, forse per la prima volta da quando è diventata uno stato unitario. |
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di Goffredo Fofi
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Ho conosciuto Vittorio De Seta a Partinico, provincia di Palermo, nella lontana estate del 1956 quando avevo 19 anni. Ero sceso a lavorare nel gruppo di Danilo Dolci, e De Seta era venuto a cercarlo per parlare con lui del suo progetto di film – avrebbe dovuto essere il suo esordio nel lungometraggio – sul sindacalista Salvatore Carnevale di Sciara, ucciso pochi anni prima dalla mafia. Di Carnevale avevo conosciuto la madre, accompagnando un giorno a Sciara, con Dolci, Ignazio Buttitta e Ciccio Busacca, autore il primo ed esecutore il secondo di una ballata sulla tragica morte del giovane sindacalista. |
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