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di Redazione
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Apertura Discorso ai bambini della pianura di Fernando Bandini
Persuasioni
Pomigliano, Italia di Francesco Ciafaloni - La storica anomalia di Pomigliano d’Arco di Rinaldo Gianola - Anche in Sardegna di Maria Grazia Giannichedda - La sopravvivenza del più debole di Enzo Ferrara
Orizzonti Albert Camus e il nostro tempo
La crisi dell’uomo di Albert Camus - Un uomo è morto, e si pensa al suo volto... di Nicola Chiaromonte - Un’incrollabile affermazione di Jean-Paul Sartre - L’uomo in rivolta e il suo tormento di Alfonso Berardinelli - Camus e noi di Franco Cassano - Le prime pagine di Lorenzo Pavolini - Allora e ora di Francesco Ciafaloni - Oltre Sisifo di Vittorio Giacopini - Arendt e Camus di Stefano Velotti - La caduta di Marcello Benfante - I preti e la peste di Fabio Milana - La dannazione di Caligola di Nicola Lagioia - Una donna, l’adultera di Letizia Muratori - Politica e morale di Marcello Flores - Il nazismo, i tedeschi di Alessandro Leogrande - Algeria e Spagna, patrie possibili di Alessandro Bresolin - L’umano ai tempi del disumano di Caterina Grignani - Camus e Caffi di Marco Bresciani - Camus e Silone di Francesco De Core - Viaggi in Italia di Piergiorgio Bellocchio |
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di Fernando Bandini
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Nell’azzurro dell’alba riconosco le stelle di una volta, ne ricordo anche il nome. E ritrovo l’erbosa scorciatoia che costeggia filari di salici e canali, fino alla vecchia scuola dove un tempo ho insegnato. Al mio passaggio riesplode un frullo d’ali: dai loro folti, tremuli nascondigli di foglie, come benigni lèmuri che emergano dai miei anni sepolti, scappano cardellini. |
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di Francesco Ciafaloni
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Si potrebbe dire Pomigliano, Europa. Bisogna andare in Brasile, o in Cina, per guardare lo stesso problema da un punto di vista diverso. Ma il caso Pomigliano sarebbe importante, paradigmatico, anche lì. L’affermazione più insensata che sia stata fatta sulla vertenza Pomigliano è quella di Bonanni, secondo cui si tratterebbe di una concessione irripetibile. |
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di Franco Cassano
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Come sta Camus nel nostro tempo? Che cosa ci può dire nell’epoca in cui il potere si concentra molto meno nelle mani degli stati e molto più in quelle del grande capitale finanziario, che è riuscito non solo a decomporre vecchie aggregazioni democratiche, ma anche a convertirle, almeno in parte, alla propria ideologia individualistica? Non è forse Camus legato al mondo bipolare, in cui con grande libertà intellettuale e insieme a pochi, seppe sottrarsi a tutte le fascinazioni del potere rivendicando il valore della libertà e il diritto/dovere di dire la verità? |
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di Nicola Chiaromonte
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Un uomo è morto, e si pensa al suo volto vivo, ai suoi gesti, ai suoi atti, alle occasioni vissute insieme, cercando di ricostituire un’immagine per sempre dissolta. Uno scrittore è morto: si riflette alla sua opera, ai suoi libri uno per uno, al filo che li legava, al movimento verso un significato ulteriore che ne faceva delle azioni vive, e si cerca di formare un giudizio il quale renda ragione dell’impulso intimo da cui scaturivano, e che è spezzato. |
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di Stefano Velotti
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Amor mundi: ecco quello che mi sembra il tratto fondamentale che accomuna l’atteggiamento esistenziale e politico della Arendt e di Camus. Il mondo è per la Arendt lo spazio pubblico condiviso che abitiamo insieme, quello che “appare” a tutti, e quello che sfugge, o dovrebbe sfuggire, agli interessi di parte, alle necessità della vita biologica, degli affari privati, dell’amministrazione della famiglia e degli averi, alla sfera dell’oikos, cioè, letteralmente, dell’eco-nomia. |
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