N. 178 aprile 2015
Scritto da Redazione   

Apertura
La scienza del futuro
di Karl Polanyi - Polanyi e noi di Francesco Ciafaloni

Persuasioni
La schizofrenia albanese e quella italiana
di  Fatos Lubonja - La disgregazione dello Stato in Messico di Ugo Pipitone - Contraddizioni e conflitti in India di Marina Forti - Ripensare la Palestina di Jamil Hilal - Due popoli, due Stati di David Bidussa - La riforma del teatro in Italia di Massimiliano Civica

Orizzonti
Houellebecq e la “misoginia” delle religioni
di Isabella Adinolfi - Francesco e un Dio nonviolento di Raniero La Valle - Capitale globale, lotte locali di Carlo Formenti

Arte e parte
Qui è troppo qui. Poesie
di Marina Cvetaeva a cura di Annelisa Alleva - Il futuro secondo Ronconi di Cristina Ventrucci - Ronconi, come l’abbiamo vissuto di Goffredo Fofi - Donne d’Algeria di Assia Djebar -  Ricordo di Assia Djebar di Maria Nadotti

Opere e giorni
Amos Oz: reggere l’insicurezza
di Paolo Bettiolo -  I “cattivi” di Maurizio Torchio di Sara Honegger - Angioni: l’ostinazione di esistere di Costantino Cossu -  Anderson: gli anni ’70 degli Usa di Emiliano Morreale - Isnenghi: tante storie italiane di Alessandro Casellato - Garboli: Tartufo, o dell’Italia di Vittorio Giacopini

Ricordi
Mark Strand, poeta
di Charles Simic - Yashar Kemal, narratore di Lea Nocera -  Livio Garzanti, editore di Goffredo Fofi -  Grazia Livi, scrittrice di Maria Nadotti - Bruno Schacherl, giornalista di Luca Lenzin

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La schizofrenia albanese e quella italiana
Scritto da Fatos Lubonja   

Qualche tempo fa ho scritto un articolo in cui, tra le altre cose, parlavo anche della schizofrenia albanese. Sostenevo che gli albanesi continuano ancora oggi, come ai tempi della propaganda comunista, a vivere in modo schizofrenico tra due mondi: quello dell’esaltazione dei loro eroi e quello della maledizione dell’attuale stato di miseria, che è conseguenza di quegli stessi personaggi mitologici (o forse anche solo “miti”?). Quella volta mi riferivo agli eroi dell’Uçk che governavano il Kosovo contro gli albanesi, e nelle molte critiche ricevute venivo accusato di essere antialbanese al punto da arrivare a insultare gli albanesi descrivendoli come dei malati mentali. In realtà, l’uso del termine “schizofrenia” non ha solo l’accezione psichiatrica, ma anche quella della cooesistenza di elementi incompatibili e contradittori in una stessa realtà, in un libro, in una politica, in un articolo, in un discorso o in un pensiero.  Parola quindi usata per esprimere con maggiore potenza quello che in parole più miti si potrebbe definire “contraddittorio” o “incoerente”.

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Contraddizioni in India
Scritto da Marina Forti   

Perfino Anna Hazare è tornato a guidare una marcia di protesta sulla capitale indiana. Hazare, un anziano ex impiegato pubblico dai modi austeri e le reminiscenze gandhiane, è diventato un volto famoso in India quattro anni fa, quando ha lanciato una campagna contro la corruzione raccogliendo adesioni massicce nella popolazione urbana di questo immenso paese. Alla fine di febbraio l’austero signore era di nuovo a New Delhi ad arringare la folla, ma questa volta il suo pubblico era per lo più  rurale: migliaia di persone venute a protestare contro la proposta del governo di modificare la Land Bill, legge della terra – o più precisamente “Legge per il diritto a equo compenso e trasparenza nella acquisizione di terre, riabilitazione e risistemazione” (Right to Fair Compensation and Transparency in Land Acquisition, Rehabilitation and Resettlement Act).
“Questo è un land grab”, una rapina di terre, tuonava Hazare in quel comizio a fine febbraio: “È quello che facevano i britannici.

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Ronconi, come l’abbiamo vissuto
Scritto da Goffredo Fofi   

Qualche anno fa, quando Ronconi lavorava a Torino a imprese egregie ma straordinariamente dispendiose, ho scritto per “Lo straniero” una nota molto acida contro quelle monumentali iniziative post-Fiat, titoli di gloria per una borghesia in crisi ma non per questo meno losca, e il cui costo annuale eguagliava quello di dozzine e dozzine di altre compagnie in giro per l’Italia. Fui ingeneroso? Non ne sono convinto. Non si dipinge la Cappella Sistina per la Fiat, mi dicevo, anche se ero ben conscio che Ronconi non era certamente un marxista, e che la sua visione del mondo poteva rientrare in quella corrente della borghesia.

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La riforma teatrale
Scritto da Massimiliano Civica   

Della riforma del teatro italiano da poco entrata in fase attuativa la prima cosa che non mi va è il nome: “riforma”, un termine che è stato svuotato di significato fino a cambiarlo di segno. Dal dizionario: Riforma, “trasformazione che dà una forma diversa e migliore”. Ora, per migliorare qualcosa, è necessario, oltre che individuare gli sprechi, investire risorse. Invece, in Italia, ad esempio, riformare la sanità vuol dire chiudere ospedali, licenziare personale e costringere chi resta a turni infernali, il tutto a discapito della qualità del servizio. Suggerirei quindi all’Accademia della Crusca di prendere atto del nuovo significato, ormai attestato dall’uso, del termine “riforma”: ridimensionamento, taglio dei fondi e delle risorse. Arricchirei poi la definizione rivelando che, nella parola, è adombrato un sentimento dell’inutilità da parte del riformatore della cosa che si intende riformare: la scuola pubblica, la sanità pubblica, i musei, il teatro.

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Amos Oz: reggere l’insicurezza
Scritto da Paolo Bettiolo   

Nei primi capitoli di Una storia di amore e di tenebra Amos Oz annota: “Tutto è autobiografia”, e aggiunge: “Ogni storia che ho scritto è un’autobiografia, nessuna è una confessione” – nessuna cioè, prosegue, consente a “intervistatori impudenti” o al “cattivo lettore” di coltivare “pettegolezzi” circa la vita “privata” sua o di suoi conoscenti, né di apprendere “il messaggio sovversivo, o la lezione morale” o il sentire politico che ha maturato. L’opera non va letta nel suo nesso con l’autore, insiste, bensì nel suo rapporto con il lettore.

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