Dicembre 2014/Gennaio 2015 - N. 174/175
Scritto da Redazione   

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Apertura
Il futuro rimpianto
di Günther Anders a cura di Devis Colombo

Persuasioni
Globale e locale. La lotta di classe oggi
di Carlo Formenti - Il seme sotto la neve. L’anarchismo oggi di Giorgio Fontana - La retorica delle “due sinistre” di Alessandro Leogrande - Il Nordest tra crisi e ripresa di Gianfranco Bettin - Il pressing delle manovre finanziarie di Andrea Toma - Prova d’orchestra e lotte sindacali di Simone Caputo - Cibo e potere di Alberto Grossi - Terra, casa, lavoro, giustizia e pace... di Papa Francesco

Arte e parte
Prima e dopo il Muro, voci tedesche
“La terza generazione” di Fassbinder
di Thomas Elsaesser - A porta a porta con un’altra vita di Alexander Kluge, a cura di Maria Gregorio - Le parole della pioggia di Günter Eich a cura di Lorenzo Bonosi - Europa diseguale di Ingo Schulze incontro con Valentina Di Rosa - Siegfried Lenz, un breve omaggio di Davide Di Maio - Sottosopra e altre poesie di Vera Schindler-Wünderlich a cura di Donata Berra - Il teatro di Thomas Bernhard di Massimo Marino

Perché Simenon
I romanzi più amati

di Anna Antonelli, Marcello Benfante, Maurizio Braucci, Umberto Cantone, Goffredo Fofi, Piergiorgio Giacchè, Nicola Lagioia, Emanuela Martini,  Emiliano Morreale, Lorenzo Pavolini, Nicola Villa, Alessandro Zaccuri,

Opere e giorni
Vita agra di Giuseppe Berto
di Nicola De Cilia - Nuovi romanzi dallo Zimbabwe di Paola Splendore - La Turchia di Asli Erdogan di Lea Nocera - Ugo Cornia tra gli animali di Pinuccia Ferrari - Gli emigranti di De Clementi di Michele Colucci

 

Letto, visto, ascoltato
David Van Reybrouck / Mariamargherita Scotti, Michael Young / Danilo Kis, Roberto Arlt, John Christopher / Nuri Bilge Ceylan, Richard Linklater / Pier Paolo Pasolini

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Globale e locale. La lotta di classe oggi
Scritto da Carlo Formenti   

Il mio Utopie letali (Jaca Book) è un libro contro i post (postmoderno, postindustriale, postfordismo, postcoloniale, postmarxista, postmateriale, postoperaista, eccetera). È possibile essere contro i post senza essere nostalgici? Un’accusa che piove immediatamente su chiunque torni a utilizzare le categorie “classiche” del marxismo, come socialismo, comunismo, lotta e coscienza di classe, eccetera. Quello che cerco di fare è smontare la logica del post “dall’interno”, operazione che mi viene naturale forse perché appartengo alla terza generazione operaista (la prima era quella dei Panzieri, dei Tronti e dei Negri, che fondarono “Quaderni rossi” fra la fine degli anni cinquanta e l’inizio dei sessanta, la seconda quella dei loro allievi fra la seconda metà dei sessanta e l’inizio dei settanta, della terza facevamo parte Cristian Marazzi, Bifo, io e molti altri, maturati intellettualmente e politicamente nei settanta). Il rapporto al tempo stesso di continuità e di rottura con questa tradizione (ne ho vissuto in prima persona la tragica fine, sancita dal disastroso passaggio d’epoca fra fine anni settanta e inizio ottanta) mi ha permesso di prendere distanza da un pensiero che, nato come innovazione teorica rivoluzionaria, si è maliconamente degradato in quella esangue italian theory che manda oggi in visibilio gli accademici francesi e americani.

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L’anarchismo oggi
Scritto da Giorgio Fontana   

Crisi della democrazia
Sulla carta, il mondo non è mai stato così democratico. Come evidenziava Samuel P. Huntington in La terza ondata, solo dal 1974 al 1990 più di trenta nazioni sono passate da un governo autoritario a istituzioni rappresentative. Il governo popolare e il metodo elettivo sembrano ormai una norma diffusa: eppure, la democrazia in quanto tale non sembra godere di buona salute.
Se nei paesi in via di sviluppo questi governi sembrano ancora costretti in forme illiberali – ­basti pensare al tracollo della “primavera araba”, ma anche alla più vicina Turchia o al Venezuela – la situazione nei paesi più avanzati e con una solida tradizione democratica come il nostro non è migliore.

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Su Siegfried Lenz
Scritto da Davide Di Maio   

Al tumulto mediatico suscitato in queste settimane sulle terze pagine dei maggiori quotidiani tedeschi dall’uscita del nuovo lavoro autobiografico di H. M. Enzensberger ambientato negli anni della contestazione e intitolato per l’appunto Tumult (Suhrkamp), fanno da contraltare i numerosi contributi di commiato da uno dei più letti e significativi rappresentanti della letteratura tedesca dal Dopoguerra ai giorni nostri: Siegfried Lenz. Lo scrittore, nato nel 1926 a Lyck (oggi Elk, Prussia orientale) e residente ad Amburgo è scomparso lo scorso 7 ottobre all’età di 88 anni.
Allo stile ruvido e tortuoso dell’amico Günter Grass, a quello melanconico e crudo di un Heinrich Böll o a quello elegante e a tratti civettuolo dello stesso Enzensberger – tanto per citare tre nomi emblematici e al lettore italiano noti – Lenz ha contrapposto una scrittura lineare, asciutta e allo stesso tempo densa. Lo stile, è stato detto, è l’uomo.

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Il predatore moderno
Scritto da Alexander Kluge   

Completo di tweed. Aria disinvolta, rilassata. Trae i suoi guadagni mettendo a frutto le esperienze accumulate quale esperto di questioni cinesi. Dosa le indicazioni, enumera i punti di conflittualità tra Usa e Repubblica popolare, e una commessa di armamenti prende il via. Nelle fondazioni, nelle agenzie governative, nelle lobby si genera una “tossina” (o una droga) – così la descrive un giornalista, qui osservatore per il “Washington Post” – che entro i prossimi vent’anni avrà creato una distanza incolmabile tra le due superpotenze. Come avviene per la deriva dei continenti, che ogni anno scivolano di pochi metri sulle placche tettoniche: tempo qualche milione di anni, e saranno separati da un mare immensurabile.

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Il commissario Maigret
Scritto da Piergiorgio Giacchè   

La prima volta che sono andato a Liegi, un po’ per la sera tarda e un po’ per la pioggia (piove sempre in Belgio, almeno quando ci vado io), mi sono perso nelle vie del centro. Per orientarmi, guardo la carta e cerco la targa della piazza dove mi trovavo: “Place du Commissaire Maigret”. Dall’altra parte del fiume c’è ovviamente una via dedicata a Georges Simenon, ma lì per lì mi è sembrato che il nome e il mestiere del commissario suonasse meglio, in toponomastica, di quello del celebre scrittore, gloria locale e genio internazionale. A volte il verosimile è più convincente del vero, e questo è davvero il caso di Maigret, sia nella piazza che nella pagina. Non c’entra la popolarità di una creatura tanto fortunata da esaltare prima e scavalcare poi la fama del suo creatore, ma la sensazione di aver a che fare con una persona più che con un personaggio.

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