| Contro il partito della satira |
| di Goffredo Fofi |
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“Viva Zapatero!” di Sabina Guzzanti è un film che può fare arrabbiare, e molto. Si dirà che siamo i soliti esagerati ma no, non lo siamo: il film della Guzzanti è, in quanto “film”, una cosetta televisiva qualsiasi, ma rispetto al suo oggetto è una operazione equivoca. Fosse soltanto la rivalsa narcisistica (motivata, motivatissima) di una che fa di mestiere la satira politica in tv e se ne vede impedita, sarebbe qualcosa di comprensibile e anche di lodevole. L’attuale gruppo di potere, spalleggiato dalla cosiddetta opposizione (e dalle logiche del consociativismo e della spartizione che sono nel Dna della politica italiana, di destra come di sinistra e di centro) ha eliminato un programma di satira della Guzzanti. Che protesta, e ha tutta la nostra solidarietà. Ma la Guzzanti, questa macchinosa erede di Noschese, svela tutti i limiti del suo gratificante mestiere di intrattenitrice critico-comica dimenticando assolutamente il contesto. Vede un nemico che qui sembra tale solo perché non le lascia il suo spazietto laterale, e che domina su tutta la tv e sa che è sul consenso che il potere si afferma e conserva. Comprando, ricattando, imponendo. Giustamente la Guzzanti lo aggredisce, ma dimentica, ignara di storia, di economia, di politica e di Pasolini, che questo nemico è cresciuto grazie a una serie di fattori che sono gli stessi nei quali lei si muove ed è cresciuta (per esempio grazie anche a quel tal Freccero che oggi è dalla parte della Guzzanti). Alla “gente” di Berlusconi oppone televisivamente e populisticamente altra “gente” (e si dice felice che, avendo lei avuto coraggio, “il popolo” l’abbia premiata andando ad applaudirla nei suoi spettacoli live, un popolo che applaude un po’ tutto e troppo), Giovanna d’Arco alla testa del suo clan e salotto, eroina su un altare su cui colloca l’immacolato colonnello Fo con i vergini generali Biagi e Santoro, e tanti riondini e piovanini a far da angioletti e valletti. Critica la sinistra, ma dimentica per esempio (perché?) Veltroni. Mostra per un attimo un girotondo ma non cita mai (perché?) Moretti (o è Moretti che non ha voluto esser citato ed entrare in questo spettacolo?). Mostra la satira d’altri paesi, che ha una tradizione plurisecolare (l’inglese) o un coraggio e un’ampiezza di visione che qui ci sogniamo (la francese), e che tuttavia sono “colonne del sistema” (l’antipatico Houellebecq parla per la satira politica di “collaborazionismo”, nel suo romanzo finto-avvenirista). Goffredo Fofi |
