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Al suo servizio una sessantina di attori e uno staff di 400 persone per cinque spettacoli di varia ispirazione, testi che vanno da Shakespeare a Edward Bond, teatranti emeriti, e da Ruffolo a Reichlin, commentatori politici nazionali emeriti, il primo anche economista. Temi naturalmente importanti anzi di sinistra: la guerra la pace il denaro la politica il silenzio dei comunisti le disavventure degli ignavi il dio denaro… E a proposito del dio denaro, i cinque lavori e le sette serate che Luca Ronconi propone a Torino sotto la dizione di “Progetto Domani” sono finanziati da quella bella borghesia indifferentemente ex Fiat e di sinistra che organizza le Olimpiadi di neve e ci vuole vicine le Olimpiadi della cultura. Ha ancora bisogno dei poeti da laureare, la bella borghesia. Solo che di Olimpiadi è impreciso parlare, perché a gareggiare di fatto c’è solo lui, Ronconi, con i suoi megaspettacoli di lunga durata (rispetto al tempo di ogni rappresentazione, non al numero delle rappresentazioni), un vero mattatore “al disopra delle parti”. Per lui una città in grave decadenza che spera idiotamente di rinascere grazie all’evento Olimpiadi, che potrebbe anche rivelarsi il suo canto del cigno o dello struzzo, si dice che spenda quanto tutto il teatro torinese e ben più che torinese in un intero anno. Ronconi come asso pigliatutto, come artista di regime e superbonzo che se ne frega del teatro altrui perché crede o gli fanno credere, Re Lear senza tragedia o malinconico Re senza divertimento, che quest’arte è solo lui a rappresentarla davvero, morto Carmelo. L’Italia, naturalmente, è piena di bonzi “al disopra delle parti” e capaci di tutto o quasi tutto, che scrivono o sono intervistati a ogni passo da “La Repubblica” scalfariana, dal “Corriere” che ci vorrebbe tutti ex fascisti, dalla “Stampa” che non sa più, morto Agnelli, che padrone omaggiare, dall’“Unità” e dal “manifesto” che vivono di questa politica e di questa vicinanza alla politica. Il regime c’è, non è solo berlusconiano, e i suoi intoccabili attraversano i governi con implacabile facciatosta. Come per esempio Ronconi, lavorando per un’impresa peggio che discutibile con la faccia tosta di credersi indipendente in quanto macina i Ruffolo e i Reichlin – che fanno fino e non fanno male a nessuno, e non riescono a farlo neppure a se stessi. (Godranno, i Mieli del futuro, a rivangare nel passato dell’inizio secolo scoprendovi gli infiniti servilismi e opportunismi dei Mieli di oggi e dei loro contigui, servilismi innecessari e gratuiti in anni che non sono di dittatura e di poca scelta come lo furono quelli del fascismo!) Della qualità artistica delle egizie e mirafiorite Aide ronconiane, probabilmente interessanti e noiose, giudicheranno in libertà, su queste pagine, i nostri collaboratori esperti in teatro, ma ci pare necessario rompere l’omertà che circonda questi eventi tra i nostri intellettuali, la piaggeria che circonda il maestro salvo poi produrre crudeli pettegolezzi o mugugni. (E che farsa, i tanti Ubu, ormai una festa di fantasmi che ogni anno celebra le produzioni benfatte macchinose tantoprofonde della superpremiata ditta Ronconi. Date le condizioni del teatro italiano di oggi, non sarebbe opportuno soprassedere per qualche anno al rito degli Ubu anche se la corporazione recalcitrerà, nel suo insieme – e con le solite quattro eccezioni – di disgustosa mediocrità e di frenetica caccia alla sopravvivenza e al dominio dei mediocri, in una società sempre più manipolata e, di conseguenza, complice e vittima e innanzitutto stupida?) Insomma: il teatro di questi anni è tremendo, la sua gente involgarita e televisivamente o repubblichescamente rintronata e servile, e il superartista Ronconi funge da alibi buono per tutte le stagioni e per tutti i poteri, di destra di centro di sinistra. Sarà anche un malinconico Lear, ma certo ci sa fare a destreggiarsi col potere e a mandare avanti con l’olio santo dei milioni il suo Carro di Tespi meccanizzato! Proprio perché gli abbiamo voluto bene e lo abbiamo stimato (alcuni molto più del giusto) ci viene da consigliare a Ronconi, dopo il trionfo annunciato e la facile corona di lauro della Olimpia pedemontana, un onorevole ritiro. Qualsiasi cosa egli faccia ci sembra ormai superflua e – nel contesto del teatro così come è diventato – peggio che ambigua. è il momento buono, non perda l’occasione. Goffredo Fofi
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