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Nata nel 1956 a Cape Town, dove risiede tuttora, Karen Press è stata molto attiva nel movimento anti-apartheid. A partire dagli anni ottanta ha pubblicato varie raccolte di poesia, libri per bambini e libri di testo per le scuole di matematica e scienza.
Speranza per i rifugiati puoi tornare indietro puoi tornare indietro correre a ritroso richiamare gli animali scucire gli orli strappare le foto al fuoco
puoi tornare indietro puoi tornare indietro tirarti giù la veste abbottonarti la camicia asciugare il sangue raschiarlo via
puoi tornare indietro puoi tornare indietro lavare le pareti aggiustare la porta ricordare il gradino nel buio evitare il buio
puoi tornare indietro puoi tornare indietro disseppellire la cassa in giardino disseppellire la cassa in cortile disseppellire la cassa nel tuo cuore disseppellire la cassa nel cuore del bambino
puoi tornare indietro puoi tornare indietro deporre gli scheletri nei loro letti appendere gli anni all’aria piantare semi, fare la guardia al pozzo cancellare gli incubi, le tue impronte chiudere a chiave la porta lavorare sodo rendere grazie a dio
Parole espropriate (poesia trovata per Jessie Tamboer che si diede fuoco e morì bruciata perché non poteva più procurare cibo per i suoi figli)
I camion hanno portato 40.000 neri verso i confini meridionali del deserto. Non posso dire niente sul mio futuro ora. Avevamo una bella vista ed è stata la prima volta che ho visto piangere mio padre.
Hanno detto “Ti muovi vecchio?” Ho preso il cric e ho buttato giù la casa. Non posso dire niente sul mio futuro ora.
* Un uomo deve avere almeno un buco per sé Ogni coniglio ha la sua tana. Anche un nero deve avere la sua tana.
* A volte piango, io che non ho niente Non ne posso più di contemplare la mia rovina.
* Avevamo una bellissima vista sul mare – Ci è stata negata.
* Scoperchio le pattumiere e mi chiedo, non può essere che ci abbiano buttato qualcosa – qualche cosetta da mettere sotto i denti?
Questo ci è stato negato.
* A volte lei cominciava a singhiozzare all’improvviso senza nessun motivo apparente.
Mancanza d’amore. Non c’è modo di descrivere quella fame. Pentole e bicchieri lucidi e puliti: niente di niente da mangiare in casa.
* Le fiamme la inghiottirono immediatamente ma non emise un suono mentre camminava per il cortile bruciando.
Le ceneri di una casa vengono raccolte da un’altra per i pezzetti di carbone. Se vuoi sopravvivere devi avere un progetto.
Non posso dire niente del mio futuro ora.
(da “Home”, Carcanet 2000)
Piccoli frammenti del passato Piccoli frammenti del passato mi finiscono nelle tasche
luminosi come gli occhi dei cani randagi, imploranti e feroci.
Per simpatia il presente si sgretola e finisce lì dentro.
Cemento – abbiamo bisogno di cemento ora, colla per il legno, colla per la carta, adesivi, connettivi,
dovrebbero darne in abbondanza agli scolari, e rimandarli in campagna
per cementarne i pezzi, cementarci i loro genitori fare i calchi delle ossa e seppellirle come antenati,
ordinare alberi indigeni dai cataloghi e piantarli dappertutto per consolidare la sabbia,
seppellire le maschere e i vasi frantumati in profondità per tenere il terreno drenato,
dar da mangiare ai cani e lasciarli andare per la loro strada, sistemare le cose, sistemarle una volta per tutte.
Pietre per le mie tasche Seppellite le madri una dopo l’altra ci lasciamo trasportare dalla corrente
le buone e le cattive ragazze. Nessuno più ci chiederà,
quando torni a casa? Tutte le valigie si svuotano e ci lasciano.
Dopo le prime ore di dolore in caduta libera diventeremo sirene o sibille senza età, intoccabili.
Un’amica dipinge le mani di sua madre su stoffa, vetro, carta. Una cattura con le parole un certo nitore degli occhi un certo chiuso dolore. Una fa volteggiare i suoi piccoli in un vortice di petali dipinti nell’autunno della loro nonna.
Io raccolgo le tue storie, pietre per le mie tasche per ancorarmi a terra quando la radice cede.
Scaglie di luce cadente. Poesia della peste all’incirca anche qui uno su quattro scompare proprio mentre parliamo –
leggermente e senza alcuna tecnica muoiono lentamente e oltre la durata dell’amore
buoni cittadini di un buon paese, muoiono modestamente l’abbraccio dei contagiati è un progetto nazionale il rifiuto la prerogativa della cerchia più intima
le metafore dell’amore si squarciano, la gente esce dal suo guscio laccato, morendo
urlare non è consentito dove dormono i bambini e le madri, boccioli morenti di lampeggiatori nei nubifragi dell’amore degli uomini
qui molto vicino alla terra i bambini e le loro madri e poi anche i padri muoiono come muoiono i poveri, lottando per un po’ di dignità e un po’ di cibo ogni volta stupita torno a sfiorare lievemente con le labbra ogni morte
all’incirca anche qui uno su quattro scompare –
quanti saranno i piccoli portatori per una bara? ci vogliono molti giorni per avvolgere tuo padre in un lenzuolo resti impigliato nella rete delle ossa chi lo seppellirà se non lo fai tu?
smarrito seghi l’albero
tutta la notte il mio orologio fa un suono così solenne come una bambina che attraversa il corridoio buio con le scarpe del nonno
tra fili d’erba, contro mura sgretolate lasciate che le mucche offrano le mammelle ai neonati che giacciono a pancia in su, come scarafaggi indifesi
le metafore dell’amore si squarciano
improvvisamente un giorno sentirai il cielo nero avvampare nel silenzio la strada vuota cercare disperata il rumore dei passi
siamo alla fine, siamo alla fine scaglie di luce cadente
(da “The Canary Songbook”, Carcanet 2005) Karen Press traduzione di Paola Splendore
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