Sublimerie
di Andrea Zanzotto   

Qui si fermò la luce, si raggelò
non nel chiuso di un laboratorio.
Qui altro avvenne di cui resta traccia
resta come un sentore di impossibile, in fuga
e moltiplicazione, fioriture galavernicole
vallette invase dalla festa franca
che forza poi diviene, duratura
nel sottozero di pura genitura
nella mia gioia maledetta, pura
battendo sull’orlo della foresta falsificata
e redenta e portento sul far delle
frane
che ieri vidi, esse, corone di ferma
terrestrità coinvolta da un’eterna
rivolta al giù senza slittare mai più.
Oh ruscelletto di ghiaccio brunito
tu così definito
nella tua mortevita compatta, ferma e serpeggiante
dirimpetto a una sanissima fonte
acqua pregiata da tante generazioni
che ogni marca supererebbe di quelle in corso
sciogli qui il nodo del mio collo
preso tra il sub e i limis a cremagliera
per tutto un massimo avvenire dei giorni.

Andrea Zanzotto