Grazie, Noemi
di Piergiorgio Giacchè   
Grazie a Dio ci sono le elezioni, e in Italia con una certa frequenza. L’unico momento in cui si sospende la ininterrotta campagna elettorale che è in fondo la sola attività politica effettivamente svolta nel nostro paese. Certo, dopo bisogna sorbirsi i commenti del dopo partita e le estenuanti analisi di come e dove è andato il voto che c’era prima, e dove e come andrà la prossima volta, ma almeno si sospende per qualche giorno la serie infinita dei sondaggi su cui campa la pubblicità della politica. In Italia la pubblicità della politica non è più
l’anima ma il corpo del suo commercio, visto che alle dichiarazioni, ai programmi, alle promesse non segue mai un riscontro con quello che veramente avviene nella realtà, con buona pace del corpo elettorale che non chiede di meglio. “La pubblicità è il fascismo della nostra epoca”, era scritto, bianco su nero, in un film di Godard. Ma adesso siamo andati oltre o dentro questo fascismo, perché oggi – sia per gli eletti che per gli elettori – la propaganda senza prodotto fa profitto in sé e per sé, proprio come funzionava nel mondo magico l’efficacia simbolica. Una cosa detta è venduta e creduta come fatta, molto meglio che se fosse stata fatta per davvero. E così via dicendo, e vendendo e comprando soltanto immagini e immaginette.
Grazie a Noemi, qualche immaginetta ha disturbato la pubblicità del Politico e molto immaginario è stato stimolato dall’ancora più ghiotto filone della pubblicità del Privato. Nessuno scandalo in questo scandalo: il cosiddetto gossip ha lo stesso diritto e infine lo stesso valore degli spot elettorali ed è solo un caso se, per una volta, ha disturbato il grande manovratore, anziché concorrere come al solito alla sua gloria. Se cioè fino a oggi i nani e le ballerine delle televisioni pubbliche e private hanno sempre portato pieni voti e teste vuote nell’isola del Famoso, all’improvviso una giovanissima novizia, non ancora velina, prima di prendere i voti li ha fatti perdere al suo benefattore. Evidentemente, chi di pubblicità ferisce, di pubblicità può anche perire, visto che le tante altre brutte figure e cattive azioni – malgrado l’assedio della magistratura e la malevolenza della stampa estera – non erano fin qui riuscite a scalfire la sua Immagine o per così dire nemmeno a strappargli un capello.
Lo so, non è politicamente corretto ma sfido chiunque a dimostrare che non sia elettoralmente esatto che questo incidente non grave – un involontario tamponamento – non sia all’origine della “frenata” del suo Popolo della Libertà, proprio quando – non solo Lui, ma anche tutti noi – stavamo attendendo il Venga il tuo Regno, con cui l’unto del signore avrebbe completato la sua ascensione e la nostra apocalisse. Noemi, una pura e semplice ragazza della periferia di Napoli, quasi una pastorella di altri tempi, con qualche visita o visione di cui ancora nulla sappiamo, ha fatto il “miracolo” della vulnerabilità del suo papi, che è poi ancora oggi il nostro padre e il nostro re.
Forse non ha fatto tutto lei, ma a noi piace pensare che sia andata così e che quel miracolo piccolo piccolo, come una boccata d’aria prima del ritorno in apnea delle amministrative, non sia dovuto a vendette alla siciliana o a delusioni sarde o a fregature lombarde, ma – almeno un po’ – all’astensione davanti all’ostensione del peccato. “Andiamo retro che può darsi ci sia Satana”, devono pure aver pensato in qualche decina di migliaia di credenti o creduloni. Insomma, o è stata Noemi o si è costretti a pensare che la gente sia intelligente – come spergiurano i politici e i giornalisti – e che si sia fatta strada una cautela se non una sfiducia per via della crisi, o che addirittura nel seno della maggioranza rumorosa ci sia ancora qualcuno in grado di distinguere la pubblicità dalla realtà.
Certo è che il calo di peso di Berlusconi è meno di una dieta e non sfiora la potenza del regime. Ancora più certo è che Atene non ha ragione di piangere e Sparta non ha niente da ridere, se non di se stessa. Hai voglia a consolarsi con la caduta del dogma dell’invincibilità: anche se fosse vero bisognerebbe puntare tutto sulle mutande e non sulle manette. Il fatto è che Franceschini è un bravo ragazzo e per così dire l’anticorpo della Noemi. Al grande fratello non ci sarebbe stata storia, avrebbe vinto lui, ma alle elezioni ha soltanto potuto mettere una pezza sulla ferita provocata dal passaggio di Veltroni. Una pezza destinata a saltare nel caso prendesse corpo il minaccioso ritorno di D’Alema.
Nel Pd, nato sotto il segno di questi due gemelli, non ci si vuole ancora arrendere all’evidenza della differenza fra i residui del Pci e quelli della Dc. è chiaro invece che, se non ci fossero i Marini e i Letta, i Fioroni e le Rosy Bindi, non ci sarebbero state le forze e le facce sufficienti a scendere in campagna elettorale. Anche perché – e lo si vede nelle regioni rosse a forte tradizione mezzadrile – sono più di trent’anni che i “comunisti” (come ancora li chiama Berlusconi) vanno in campagna per il raccolto ma nessuno semina mai. E ormai il maggese sputa sempre meno spighe e chiede di restare a riposo.
Ecco, come qualcuno ha già cominciato a dire in televisione, l’elettorato di centrosinistra è stanco, e vorrei vedere che fosse il contrario. Dalla fine dell’ideologia (a cui si è fatta la festa con troppa disinvoltura), non c’è più stata una progettazione, una programmazione, una discussione o appena una chiacchierata che abbia coinvolto gli elettori o almeno gli iscritti. La resistenza però continua ed è ammirevole: ad esempio, nella mia Perugia il sindaco è ancora rosso ma sconta la vergogna di una perdita secca di undici punti percentuali. E forse è proprio il culto della Resistenza che dà orgoglio e coraggio a tutti i “democratici”: per loro, il fascismo è finito da un pezzo e per sempre, e quando vince la destra plaudono all’alternanza di “un paese normale”. Quando poi vince la Lega, tanto di cappello! Qui da noi ci si scandalizza per l’Austria e l’Olanda, ma il partito euroscettico e xenofobo che abbiamo in Italia (e che è nato per primo, che è il solo al governo di una nazione e che ha raggiunto più del 10%) fa addirittura da modello organizzativo, da propellente politico, da interprete culturale da invidiare, se proprio non si può imitare.
E quelli che il calcio a Berlusconi invece lo danno – e nel nome Di Pietro ne denunciano il comportamento e ne temono il progetto, e parlano di regime e perfino di P2 – sono tutto un miscuglio e un travaglio di ex-protagonisti e di neo-convertiti dall’aria notabile e con un risultato notevole che sta prendendo il posto e consolando il cuore di chi ancora si sente parte della sinistra vera e dura.
Laggiù, sugli estremi non più estremisti, l’equivoco della rifondazione del comunismo sembra essere tramontato: pare che non si possa fare se non ci si siede in Parlamento. La nuova proposta di Sinistra e Libertà (due parole finalmente insieme) ha pagato per ora lo scotto di aver inglobato l’insalata verde all’italiana. Un’ultima parola e prece appunto per i Verdi, che oramai dovrebbero riflettere sul perché soltanto in Italia non riescono ad attecchire, su come siano riusciti a dissipare un patrimonio di idee e un progetto di futuro, che erano e sono gli ultimi a disposizione e gli ultimi davvero necessari. Oramai non si tratta più di aver sbagliato a farsi guidare da un Pecoraro: tutti i pastori che si siano fin qui occupati e preoccupati del movimento ecologista italiano dovrebbero fare un passo indietro o, se preferiscono, tutti i passi necessari a tornare a casa. Quest’anno, se non c’era Vendola, non avrebbero avuto nemmeno la soddisfazione di fingere di contarsi...

Ma forse non dovremmo più sfogarci a caldo, sull’onda dell’amarezza che ci prende a ogni scadenza e cioè a ogni sconfitta elettorale. Una fredda e pacata riflessione farebbe meglio il paio con un senso di responsabilità e un’ammissione di colpa (in parole, opere e soprattutto omissioni) che spetta anche a chi scrive come se fosse Lo Straniero.
E finalmente si può anche essere ottimisti. In fondo Berlusconi non ha ancora la maggioranza assoluta e la Lega avanza ma solo fino in Toscana. In fondo il Pd non ha ancora toccato il fondo, e ci sono alla sua sinistra almeno un dieci per cento di elettori che non saranno riusciti a saltare l’asticella del quattro per cento, ma hanno diritto come “diversamente abili” alla stessa considerazione di tutti gli altri elettori.
Siamo o non siamo in democrazia?
Piergiorgio Giacchè