Archivio 2010 Febbraio - N. 116 L’uomo che verrà. Un film su Monte Sole
L’uomo che verrà. Un film su Monte Sole
di Giorgio Diritti   

Alcuni anni fa è iniziato un lungo lavoro di ricerca per realizzare un film che narrasse il dramma della strage avvenuta sull’Appennino bolognese nelle borgate circostanti il Monte Sole, nei comuni di Marzabotto, Vado-Monzuno e Grizzana-Morandi, conosciuta nella cultura comune e scolastica come la strage di Marzabotto. Un eccidio cruento e di particolare ferocia in cui vennero annientate circa 770 persone, per la maggior parte donne, bambini e anziani. L’approccio a un film di tale importanza storica non è stato semplice.

A distanza di sessanta anni da quei tragici eventi tutto appare sfocato dal tempo, si sente il peso della storia, si avvertono ancora faziosità, differenti interpretazioni o strumentalizzazioni politiche. Il lavoro di ricerca sulla bibliografia già esistente, unito a una raccolta di testimonianze dirette, in collaborazione con l’Istituto Storico per la Resistenza “Parri” di Bologna, ottenute con interviste ai sopravvissuti alla strage e a partigiani, ha progressivamente messo in luce l’importanza di non dimenticare tale sacrificio e soprattutto ha riportato ai nostri occhi volti, racconti, persone, famiglie.
L’uomo che verrà vuol essere un film sulla guerra vista dal basso, dalla parte di chi la subisce e si trova suo malgrado coinvolto nei grandi eventi della storia che sembrano dimenticare le vite degli uomini. Un racconto cadenzato nei nove mesi d’attesa per la nascita di un bambino in un’umile famiglia di contadini: la loro speranza, filtrata dallo sguardo di innocente ingenuità, di stupore e di scoperta di Martina, la sorellina di otto anni. Le vicende della guerra e della Resistenza si fondono man mano alla quotidianità in una faticosa convivenza che non intacca però il senso di speranza nel futuro e che pare a una svolta positiva con l’imminente liberazione degli alleati. Ma gli eventi hanno un corso diverso e proprio il giorno in cui il bambino viene alla luce, le SS scatenano nella zona una strage. In questa tragedia disumana, la piccola Martina si rende protagonista di un percorso di speranza.
Nel film, nello scenario suggestivo dell’Appennino, si racconta di uomini, donne e bambini, del loro vivere quotidiano, dove a un certo punto le schermaglie del conflitto mondiale si inseriscono tra borgate e casolari, come un fenomeno abnorme, inspiegabile. L’evolversi dei racconti è l’evolversi di quei tempi, dove la grande “Storia”, quella che troviamo nei libri e negli studi accademici, entra nelle case, sui sagrati, nelle chiese, e uccide.
Dalla ricostruzione delle vicende emerge come protagonista una comunità che, al di là degli episodi legati alle formazioni partigiane, oppone allo strapotere nazista una resistenza che, come cita don Giuseppe Dossetti nell’introduzione bibliografica al libro Le querce di Monte Sole di monsignor Luciano Gherardi, “… è innanzitutto un atteggiamento morale, una rivolta interiore contro ogni prevaricazione, ogni violenza eretta a sistema, ogni sopruso, ogni ingiustizia, ogni ricatto. È tenace affermazione dei diritti dell’uomo, di ogni uomo, volontà di pace nella libertà; testimonianza di solidarietà umana al di sopra di ogni discriminazione; sfida dell’amore all’odio, della fede alla disperazione, della vita alla morte”.
Gli eventi narrati vogliono essere testimonianza di grandissimo valore morale, ci consegnano per immagini la sintesi del desiderio e del bisogno della solidarietà nelle convivenze umane, e ci restituiscono il senso delle cose “che contano”, ridanno valore a una stretta di mano, a uno sguardo, a una preghiera, al cibo, all’amore, e tutto questo schiacciato, represso, ma anche “valorizzato” nella contrapposizione alla crudeltà delle SS. Ciò che hanno perpetrato i tedeschi è frutto indiscutibilmente di freddezza, raziocinio e di una precisa “educazione”. L’educazione è significativamente alla base dell’agire dell'uomo e nello sviluppo della società civile, portare quindi in un film i fatti di Marzabotto significa mantenere vive e vigili le coscienze degli uomini e anche educare le presenti e le future generazioni affinché un domani un’altra ideologia non trasformi il senso della vita annientando le coscienze.
Un’occasione per rilanciare la necessità di dialogo e comprensione; una voce data agli innocenti cui hanno rubato la vita, ai martiri dei conflitti che da allora si sono susseguiti fino a oggi, perché dal loro sacrificio ogni uomo si senta responsabile e si attivi per il miglioramento della società e in ognuno nasca un forte bisogno di pace.

Altri appunti
... All’inizio degli anni ottanta, mentre giravo un documentario sulla Carità di Bologna, incontrai don Luciano Gherardi, autore di Le querce di Monte Sole (Il Mulino) che mi regalò il suo libro dicendomi: “Perché non ne fai un film?” Nel 2003 ho incontrato Sante, un oste che spesso accompagna gli studenti in quei luoghi per spiegare cos’è stata la guerra. L’idea del film è diventata un’urgenza. Tramite l’Istituto storico Parri ho incontrato i partigiani della Stella Rossa, poi i sopravvissuti, ho letto tutto quello che si poteva leggere. Poi la scrittura, la preparazione, un lavoro condiviso con tante altre persone, perché a quel punto tutti noi ci sentivamo di aver adottato una causa. Per questo ringrazio la troupe, che si è immersa nel fango, e quegli ottanta bambini che, insieme ai genitori, sul set, hanno sopportato il freddo. E tutto perché hanno creduto nella necessità di raccontare una storia che servisse per la memoria e per il futuro.

…Conta più l’umanità della storia. Dietro i numeri dei morti ci sono dei volti, delle persone, delle anime. Gente come noi, ai quali la guerra si è infilata nelle case, ha mutato le relazioni nelle loro famiglie, fino ad annientarle tutte per “purificare” il territorio, con uomini, donne e bambini considerati alla stregua di “pidocchi”, come dice un soldato tedesco. Conta anche il modo con il quale questa umanità è raccontata. Il film è come un viaggio nel tempo, ci si deve sentire coinvolti nella storia. Per questo si parla il dialetto emiliano e uso i sottotitoli. Il mio cinema non è fatto di grandi dialoghi, è fatto di sensazioni che si posano sugli sguardi, sui paesaggi, sugli odori che non si sentono, ma è come se ci fossero. Le parole hanno un’importanza relativa, è il volto degli uomini che conta.

… Il film non è solo storia. Quando finisce sono stato tentato di aggiungere un punto interrogativo al titolo: L’uomo che verrà? Perché le cose rischiano sempre di tornare e l’uomo di ripetere gli orrori che l’hanno preceduto. Quando sento i discorsi di oggi sull’immigrazione, quando nelle cronache si parla dei morti civili come fossero un fatto accessorio e residuale rispetto ai soldati uccisi, provo quasi la sensazione di vivere ancora in una società classificata in due soli gruppi, l’uno che domina e l’altro che subisce. Purtroppo l’aspetto economico e il consumismo hanno insufflato idee devastanti, perché l’uomo vincente oggi è quello che ha denaro, che ha potere. Questo inquina terribilmente il senso di uguaglianza, che per me è alla base della convivenza civile. Se ho fatto questo film è prima di tutto perché sento l’urgenza di dover fermare tutte le ideologie che non rispettano l’uomo. La sensazione del ripetersi della storia è presente in tutto il film. E diventa un allarme: siamo bravi nell’evoluzione tecnologica, molto acerbi nella tutela della vita.

...Da un lato la bambina Martina diventa nel film la testimone per tutti i bambini che vengono massacrati attorno a lei. Dall’altro, il suo sguardo è lo specchio della nostra infanzia che ci dà energia, coraggio, curiosità, gioia. Quando, però, incontra le incoerenze dell’adulto, Martina cerca di capirne l’origine e il perché, senza trovarli. Dobbiamo ritornare bambini, trovare quello sguardo di ingenuità per denunciare queste incoerenze e mettere a fuoco il bene vero dell’uomo.

(Dichiarazioni raccolte da Luca Pellegrini per “L’osservatore romano” e da Gabriella Gallozzi per “L’unità” quando il film è stato presentato al festival di Roma sul finire dello scorso ottobre.)

Giorgio Diritti