Grecia, di chi la colpa? PDF Stampa E-mail
di Dimitris Mamaloukas   
Giovedì 31 Maggio 2012 09:44
Eccoci, allora, pochi giorni dopo le elezioni in Grecia. Il caos è assoluto, siamo in una strada senza uscita. La Grecia affronta oggi una crisi tremenda, non solo economica. Cari lettori, fatemi presentare. Ho 43 anni, e di lavoro faccio –anzi, cerco di fare – lo scrittore. Ho scritto nove romanzi, alcuni ambientati in Italia. Sono nato e vivo ad Atene da sempre tranne un breve periodo. Tra il 1987 e il 1994 ho studiato in Italia, a Lecce, dove mi sono laureato in Filosofia.
Con questa lettera voglio solo testimoniarvi quanto stanno andando male le cose qui. Le elezioni del 6 maggio non hanno dato nessun esito. La destra, Nuova Democrazia, è stata il primo partito ma senza avere la possibilità di fare un governo. Poi si è piazzata Syriza, la sinistra radicale, e i socialisti del Pasok sono il terzo partito. Da giorni si cerca di fare un governo ma tutte le trattative sembrano senza esito.
Questa è semplice cronaca, naturalmente. La questione è più drammatica. La Grecia sembra sul punto di uscire dall’Unione Europea e dalla zona euro. La verità è che la Grecia è un paese che muore, poco a poco; semplicemente, siamo un paese senza futuro. Siamo indebitati in modo intollerabile. Il paese, sostengono economisti ed esperti, deve ai creditori somme che non riuscirà mai a ripagare. La crisi economica da noi è vita quotidiana. Anzi, disperazione quotidiana. Basta guardare le statistiche, le cifre. Il salari e le pensioni vanno sempre più giù; la disoccupazione non è mai stata tanto alta.
Di chi è la colpa? Indubbiamente, la Grecia è stata violentata dalle grandi banche. Ma non è del tutto innocente, bisogna dirlo. Qui, quasi tutti hanno vissuto per anni il sogno della bella vita. Prestiti dalle banche, case da milioni di euro, persino il record delle Porsche Cayenne vendute in Europa. All’improvviso il sogno è finito. E il conto lo devono pagare non solo quelli che se la sono goduta e hanno sperperato e “mangiato tutto”. Il conto lo pagano, il conto lo paghiamo, tutti. I più poveri soprattutto, si capisce. Giovani e pensionati in prima fila.
Da oltre un anno paghiamo imposte straordinarie su ogni cosa. Sovrattasse per le auto e per le case, prossimamente anche per i terreni agricoli. Attenzione, parlo di sovrattasse, di imposte aggiuntive: le tasse normali aumentano anche loro, non si fermano mai. E la vita diventa sempre più cara…
Le elezioni hanno cambiato qualcosa? Ci sono segnali di una qualche via di uscita? È tutto da vedere. Adesso il signor Alexis Tsipras, classe 1974, leader del Syriza, ha sostenuto che il suo partito rimetterà in discussione l’accordo con Europa e Fondo Monetario e afferma che la Grecia non dovrà ripagare il prestito con le grandi banche, con la Germania, con la Ue. Il guaio è che dietro questi proclami c’è il vuoto. Tsipras non si pone il problema più semplice, e non dice la cosa più ovvia: se voltiamo le spalle all’ Europa dove si troveranno i soldi per pagare le pensioni e i salari? In questo momento le casse dello stato sono vuote, abbiamo soldi soltanto per un mese ancora. Magari Tsipras coltiva un piano B. Magari; ma probabilmente questo piano sta solo nella sua fantasia… Spera in nuove elezioni (forse il 17 giugno) dove conta di superare Nuova Democrazia, diventare il primo partito e godersi il bonus di cinquanta parlamentari previsto dalla legge elettorale.
In poche parole, è il caos. Una strada senza uscita. E la gente, allora, sempre più disperata, vota con rabbia. Così Chrysi Avgi (Alba dorata) un partito di estrema destra, un partito filonazista, è arrivato al 7% dei voti ed è entrato in parlamento con 21 parlamentari. E questa è una grande vergogna per il nostro paese. Se si tornerà al voto c’è da sperare che questa percentuale diminuisca, che scenda sotto il 3% in modo almeno da impedire agli esponenti del terrore di entrare in parlamento.
Quanto all’estrema sinistra, il Partito Comunista Greco (Kke) è un avanzo del passato, che sconcerta, con le sue rigidità, le sue regole severe, la sua lingua non direi antica ma proprio archeologica. Il Kke sembra rimasto agli anni settanta, i comunisti non dialogano con nessuno, non solo con la destra o con i socialisti ma neanche con le altre formazioni di sinistra. Ha avuto l’8% dei voti. È un 8% del popolo greco che vive in completo, perfetto, isolamento; un 8% praticamente fuori dalla realtà.
La Grecia ormai appare come una piccola casa vicino al mare in attesa della grande tempesta che si prepara all’orizzonte. Ma forse non sarà una semplice tempesta. C’è chi parla di un tifone e chi evoca uno Tsunami, la grande onda anomala che distruggerà tutto al suo passaggio. Quanto sarà grande, quanto sarà devastante la catastrofe? Non lo sa nessuno, ma tutti temono il domani.
Cari amici, quando ero in Italia, tempo fa, girando per edicole e librerie ho visto un libro che si intitola Cosa fare se arriva la Finanza? Me lo ricordo sempre perché ormai ogni giorno qui ci chiediamo: “Cosa fare se arriva la tempesta?”. Magari esistesse un libro del genere per darci qualche idea.
Vi saluto, Dimitris.

Dimitris Mamaloukas

Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Luglio 2012 19:29