Archivio Dicembre/Gennaio - N. 114/115 Contro l’invadenza della Chiesa
Contro l’invadenza della Chiesa
di Franco Bolis   

In piena estate, l’11 agosto 2009, una sentenza del Tar del Lazio sull’ora di religione ha riaperto le ostilità fra laici e cattolici. Da una parte la Cei ha definito la sentenza un atto di “bieco illuminismo” e al suo fianco si sono prontamente schierati l’onorevole Binetti del Pd, diversi rappresentanti del Pdl e la ministra Gelmini. Addirittura l’ex ministro del centrosinistra, Fioroni, ha invitato la collega del Pdl a fare ricorso contro la sentenza del Tar.

Dall’altra parte sono scesi in campo, fra gli altri, Massimo Cacciari, con un’intervista rilasciata a “la Repubblica”del 12 agosto ed Eugenio Scalfari sul medesimo quotidiano il giorno di ferragosto. Il noto filosofo approva la sentenza e ribadisce la sua posizione: l’insegnamento della religione nella scuola pubblica deve essere materia obbligatoria, gestita dallo stato, con insegnanti svincolati dal privilegio vescovile e reclutati con pubblico concorso come tutti gli altri; l’insegnamento dovrebbe comprendere le tre grandi religioni monoteiste della storia e a tal proposito Cacciari sarebbe favorevole a una revisione del Concordato. Analoga la posizione di Scalfari che tocca i medesimi punti. Da almeno 25 anni persone come Nicola Pagano della Chiesa evangelica valdese non hanno fatto altro che sostenere le posizioni cui ora il Tar del Lazio ha dato voce e dignità giuridica. Ma vediamo cosa contiene la sentenza n.7076/2009 del Tar del Lazio. Essa stabilisce che “l’ora di religione cattolica non concorre all’attribuzione del credito scolastico per gli esami di maturità” e inoltre che “i docenti di religione non hanno diritto a partecipare a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l’attribuzione del credito scolastico”. In tal modo la sentenza dispone l’annullamento dell’Ordinanza ministeriale n. 26/07 dell’allora ministro Fioroni che aveva introdotto il credito scolastico per l’ora di religione negli esami di stato dell’anno scolastico 2006-2007. In sostanza i giudici del Tar affermano che il credito all’ora di religione cattolica non ha riscontro in nessuna legge e che “la Repubblica italiana, casa di tutti, cattolici e non cattolici, laici e credenti, atei e diversamente credenti non può dare a una certa confessione religiosa una posizione di predominio sulle altre perché in tal modo creerebbe discriminazioni fra i cittadini”. Traggo queste notizie da un puntuale articolo di Nicola Pagano apparso su “Riforma” il 4 settembre 2009 e che ho praticamente riassunto. Come sono andate le cose in passato? Come siamo arrivati all’attuale situazione?

Un po’ di storia sull’ora di religione
Alla fine del potere temporale dei papi, dopo la breccia di Porta Pia, il ministro della Pubblica istruzione Cesare Correnti emanò il 29 settembre 1870 una circolare con la quale stabiliva che l’istruzione religiosa venisse impartita solo su richiesta dei genitori. Nel 1888 il ministro Paolo Boselli incaricò una commissione presieduta da Pasquale Villari di redigere nuovi programmi per la scuola elementare. La relazione finale di tale commissione affermò che “lo Stato non può fare una professione di fede” e quindi nei programmi del 1888 l’insegnamento della religione cattolica fu di fatto soppresso. I programmi del 1905 segnarono la definitiva espulsione dell’insegnamento della religione cattolica dalle scuole statali che da allora avrebbe dovuto essere impartito “ a cura dei padri di famiglia” a meno che la maggioranza dei consiglieri comunali di una città non decidesse di ordinarlo a carico del Comune. Fu solo nel 1923 con il primo governo fascista che la riforma della scuola di Giovanni Gentile rese obbligatorio l’insegnamento della religione cattolica con decreto reale dell’ 1/10/1923 n. 2185. Comunque con una circolare del 5/1/1924 si permise agli alunni che professavano altre fedi di astenersi dall’apprendimento della religione cattolica. Il Concordato del 1929 introduceva e rendeva obbligatoria l’ora di religione anche nelle scuole medie e superiori, quale “fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica”: anche nel campo dell’istruzione l’alleanza fra la Chiesa cattolica e il Fascismo divenne strettissima.
Nel dopoguerra i programmi del ministro della Dc Giuseppe Ermini si caratterizzarono in senso apertamente confessionale e furono contestati da uomini di cultura come Lamberto Borghi, Aldo Capitini e Luigi Rodelli.
La presenza degli ecclesiastici all’interno della scuola italiana si fece sempre più invadente; l’impostazione liberale dell’insegnamento fu abbandonata e la scuola si trovò indifesa di fronte all’attacco della Chiesa. Tuttavia proprio in quegli anni non mancarono nelle università italiane gli sforzi tesi ad allargare gli interessi della cultura laica allo studio critico del fenomeno religioso (basta vedere gli scritti di quel periodo di Raffaele Pettazzoni, di Aldo Capitini, di Ernesto De Martino).
Per esemplificare l’invadenza e la potenza della Chiesa nella scuola italiana in quegli anni basterà accennare al caso del professor Giovanni Radice, incaricato di inglese a Benevento sospeso in tronco e allontanato dalla scuola, su segnalazione del sacerdote insegnante di religione, con l’accusa di ateismo per aver letto in classe alcuni brani di Il paradiso perduto di Milton e aver illustrato il pensiero di Bacone e di Shakespeare, scrittori inglesi, ma non cattolici! ( v. L. Zanetti: Un professore all’indice, in “l’Espresso”, Roma 12/7/1959).
Pur tenendo conto del fatto che spesso molti studenti di allora non aprivano nemmeno il manuale, basteranno alcune citazioni tratte dalla relazione di Luigi Rodelli al convegno sull’ora di religione tenutosi a Milano nell’aprile del 1960 per capire che le lezioni di religione venivano usate spesso in qualità di contro-lezioni di quelle dei professori di filosofia, storia e letteratura. Si veda ad esempio Dio è verità. Corso di religione per il Liceo scientifico e gli Istituti tecnici del 1955, a pagina 219: “Sotto l’insegna di parole umanissime, quali ‘libertà, uguaglianza, fraternità’, si nascose e scoppiò una delle più grandi calamità della Chiesa e dell’Europa: la Rivoluzione francese. È la tattica di Satana: velarsi sotto emblemi capziosi ed equivoci. Tuttora si ripete la tragica scena: libertà, uguaglianza, fraternità sono state assunte come slogan dai nuovi nemici del Cristianesimo e dell’umanità e fanno breccia negli ingenui e tra i poveri. La storia ti ha insegnato come si giunge a guastare il ceto povero: ricordalo per te e per tanti fratelli che ne sono vittime”. Oppure si veda come viene presentato il protestantesimo nel manuale La fede cattolica. Testo di religione per le scuole medie superiori con prefazione di mons. Tardini della Segreteria di Stato Vaticano, alle pagine 154-155: “Il protestantesimo ebbe origine da Martin Lutero... Si disse di voler purgare il Cristianesimo, in realtà si trattava solo di un pretesto per giustificare l’orgoglio e la passione sensuale. Infatti Calvino si ribellò per essere rimasto deluso nella concessione di un beneficio ecclesiastico; Zuinglio per essere stato posposto a un francescano nella predicazione religiosa delle indulgenze... Nel 1523 l’inverecondo Lutero, abbandonato l’abito monastico, portava seco dal monastero Caterina Bora, unendosi a lei in illecito matrimonio...”
Diceva bene Lamberto Borghi allo stesso convegno sull’ora di religione del 1960: “La forzata inculcazione di un credo confessionale agli alunni delle scuole pubbliche è violazione al tempo stesso della libertà educativa e della libertà religiosa”. Ma con gli anni sessanta le cose cominciano a cambiare e spesso l’ora di religione diventa per i giovani studenti di allora l’unico momento in cui si può discutere di tutto apertamente: dall’esistenza di Dio, ai rapporti sessuali, alle guerre nel mondo. Sono cambiati i preti, che a volte sono alleati dei giovani insegnanti nella scuola dell’obbligo contro le “vestali” della vecchia scuola media, ci sarà il Concilio Vaticano II (1962-65), ci si avvicina al 1968 nel corso del quale i contestatori scopriranno e ameranno un prete, Lorenzo Milani, che nella sua Lettera a una professoressa scritta con i ragazzi di Barbiana nel 1967 aveva detto: “Quando avrete dato al Vangelo il posto che gli spetta la lezione di religione diventerà una cosa seria”. Affermazione che andava di pari passo con l’altra, relativa all’educazione civica: “Un’altra materia che non fate e che io saprei è educazione civica. Qualche professore si difende dicendo che la insegna dentro le altre materie. Se fosse vero sarebbe troppo bello”.
Solo con il Concordato del 1984 l’obbligatorietà dell’insegnamento della religione cattolica venne meno con questa formula ambigua: “La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado”. Seguirono poi le Intese fra lo Stato italiano e le diverse confessioni religiose: valdesi e metodisti, pentecostali, ebrei, battisti e luterani.
Negli anni seguenti fino ai giorni nostri si sono susseguiti piccoli scontri, scaramucce fra laici e cattolici su vari aspetti dell’ora di religione (soprattutto sul reclutamento degli insegnanti di religione da parte dei vescovi e sulla loro immissione in ruolo: nel 2008 vi erano in Italia 25.694 insegnanti di religione di cui solo il 14% ecclesiastici, con un costo annuo a carico dello Stato di circa 800 milioni di euro), ma una vera discussione sul valore della cultura religiosa nell’attuale società sembra non interessare a nessuno, a cominciare dalla Chiesa. Questo disinteresse fa parte del resto del più vasto disinteresse per la scuola italiana, andata a rotoli dalle elementari all’università, e che andrebbe “ripensata” prima che riformata.

Franco Bolis