Anche Hitler era cristiano    

di Kurt Vonnegut

traduzione di Ilaria Proietti Valentini


Come forse la maggior parte di voi, anch’io ho visto “Fahrenheit 9/11” di Michael Moore. Il titolo del film è una parodia del titolo del grande romanzo di fantascienza di Ray Bradbury, “Fahrenheit 451”. La temperatura di 451° Fahrenheit è, guarda caso, la soglia di infiammabilità della carta, la materia di cui i libri sono fatti. L’eroe del romanzo di Bradbury è un impiegato comunale, il cui lavoro consiste nel bruciare libri.

E a proposito di bruciare libri: vorrei congratularmi con i bibliotecari che, seppur non rinomati per la loro forza fisica, le influenti conoscenze politiche o la loro grande ricchezza, ovunque in questo paese, hanno caparbiamente tenuto testa ai bulli anti-democratici che hanno provato a eliminare certi libri dai loro scaffali, e hanno rifiutato di rivelare alla Psicopolizia i nomi delle persone che avevano preso in prestito quei titoli. Significa che l’America che ho amato esiste ancora, anche se non alla Casa Bianca o alla Corte Suprema o al Senato o al Congresso o nei media. L’America che amo esiste ancora agli sportelli delle nostre biblioteche pubbliche.

E ancora a proposito di libri: le nostre fonti di informazione quotidiane, i giornali e la tv, sono oggi talmente vigliacche, talmente negligenti nei confronti dei cittadini americani, talmente “disinformanti”, che soltanto leggendo i libri possiamo renderci conto di cosa sta succedendo davvero. Vi farò un esempio: “House of Bush, House of Saud” di Craig Hunter, pubblicato all’inizio di questo umiliante, vergognoso anno, inzuppato di sangue.

Nel caso non ve ne foste accorti, e come conseguenza di elezioni sfacciatamente manovrate in Florida, dove migliaia di africani americani sono stati illegalmente privati del diritto di voto, ci presentiamo oggi al resto del mondo come arroganti, sgangherati, ottusi e spietati fanatici della guerra, dotati di armamenti spaventosamente potenti e incontrastati.

Nel caso non ve ne foste accorti, ora siamo temuti e odiati in tutto il mondo quasi quanto lo erano i nazisti. Con ottime ragioni.

Nel caso non ve ne foste accorti, i nostri leader non-eletti hanno brutalizzato milioni e milioni di esseri umani unicamente a causa della loro religione e della loro razza. Noi feriamo e uccidiamo, imprigioniamo e torturiamo, come e quando ci pare. Un gioco da ragazzi.

Nel caso non ve ne foste accorti, abbiamo anche disumanizzato i nostri stessi soldati, non per la loro religione o razza, ma perché appartengono alle classi più disagiate. Li abbiamo spediti ovunque. Gli abbiamo fatto fare di tutto. Un gioco da ragazzi.

“The O’Reilly Factor” (trasmissione quotidiana di commenti a caldo e interviste sull’attualità condotta dal cronista-vedette di Fox News, Bill O’Reilly).

Così, io sono un uomo senza una patria, fatta eccezione per i bibliotecari e per la rivista di Chicago che state leggendo, “In These Times”. Prima che attaccassimo l’Iraq, l’insigne “New York Times” aveva garantito che là c’erano armi di distruzione di massa.

Albert Einstein e Mark Twain alla fine della loro esistenza persero ogni fiducia nella razza umana, sebbene Twain non avesse neanche visto la Prima Guerra Mondiale. Oggi la guerra è una forma di intrattenimento televisivo. E ciò che ha reso la Prima Guerra Mondiale così spassosa sono state due invenzioni americane, il filo spinato e la mitragliatrice. La granata è stata inventata da un inglese, Shrapnel, che le ha dato il suo nome. Non vi piacerebbe avere qualcosa che porti il vostro nome?

Come i miei illustri predecessori Einstein e Twain, oggi sono anch’io tentato di gettare la spugna nei confronti del genere umano. E, come alcuni di voi sanno, questa non è la prima volta che mi arrendo a una spietata macchina da guerra.

Le mie ultime parole? “Questa vita non è degna neanche di un animale, fosse pure un topo”.

Il napalm venne da Harvard. Veritas!

Il nostro presidente è cristiano? Anche Adolf Hitler lo era.

Cosa possiamo dire ai nostri giovani, ora che dei personaggi psicopatici, ovvero persone prive di coscienza, di pietà o di vergogna, hanno arraffato tutti i soldi dalle casse del governo e delle grandi aziende, e se li sono messi in tasca?       

(da “In these Times”, 6 Agosto 2004)