Premio Premio 1992 – Santa Cesarea Terme (LE)
Premio 1992 – Santa Cesarea Terme (LE)

GIURIA

Presidente: Piergiorgio Giacchè
Giurati: Stefano Rulli, Alessandro Baricco, Roberto Koch, Goffredo Fofi, José Muñoz e Silvio Perrella , Vincenzo Consolo, Fabrizia Ramondino, Lia Sacerdote, Lorenzo Mattotti e Luigi Manconi

Premiati


 

Enrico Lo Verso

Nato a Palermo nel 1964, il suo esordio di attore è particolarmente legato al cinema che racconta il Sud italiano. Con Gianni Amelio ha lavorato anche in Lamerica e Così ridevano, ed è stato inoltre diretto da Ricky Tognazzi, Ettore Scola, Ridley Scott, Amos Gitai e Giovanni Maderna. Lavora in diverse produzioni televisive e nel teatro dove ha interpretato, tra gli altri, Naja nel 1997 e Un tram che si chiama desiderio nel 2007.


La motivazione: Interprete del film di Gianni Amelio Il ladro di bambini Lo Verso ha imposto nel cinema italiano con un solo ruolo – dopo molta gavetta in film convenzionali – una presenza di rara forza e intensità. Coadiuvato da due bambini – presi dalla vita – ha contribuito allo splendido risultato del film grazie a una recitazione di sottigliezza e sensibilità esemplari, creando un personaggio di giovane proletario dei nostri tempi che afferma, nonostante tutto, una positiva disponibilità nei confronti degli altri. Spontaneità e mestiere si uniscono nella sua interpretazione con vigore e armonia e questo ci pare tanto più importante in quanto il nostro cinema offre abitualmente immagini già bolse di giovani attori di simpatica rozzezza o di furba professionalità.



Luca Bigazzi

Milanese, classe 1958, ha lavorato con diversi autori del cinema italiano da Gianni Amelio, a Francesca Archibugi e Silvio Soldini. Nel 2001 ha avviato, con Le parole di mio padre, una collaborazione con Francesca Comencini proseguita con l’ideazione del documentario Carlo Giuliani, ragazzo sugli incidenti avvenuti a Genova durante il G8 nel luglio 2001. Ha curato in seguito la fotografia di due film di Paolo Sorrentino, Le conseguenze dell’amore e L’amico di famiglia.


La motivazione: Operatore cinematografico ha partecipato all’esperienza del gruppo milanese Indigena e imparato il mestiere con passione amatoriale fotografando inchieste e film a soggetto, corto e lungometraggi ma pur sempre dentro imprese marginali, collettive, povere, alle quali ha aderito con generosità ed entusiasmo. Con i film di Silvio Soldini (dai primi a L’aria serena dell’Ovest) e con quello di Mario Martone Morte di un matematico napoletano ha dimostrato di saper contribuire al pieno risultato di opere originali e coraggiose del giovane cinema italiano mettendo al loro servizio cuore e sapere, collaborazione d’idee e padronanza tecnica. La qualità del suo lavoro non ha nulla da invidiare a quella dei più conclamati direttori italiani della fotografia, e ha in più, dalla sua, di aver appreso a ricavare il massimo dalle circostanze meno favorevoli, dalla scarsità dei mezzi a disposizione di un cinema non “ufficiale” e protetto.


Maria Rita Masci

Nata a L’Aquila nel 1954 ha tradotto e curato la pubblicazione in Italia delle opere di Acheng, Can Xue, Yu Hua, Su Tong, Mian Mian, Han Shaogong, Mo Yan, Xu Xing, Liu Sola. Dal 1998 al 2002 ha lavorato come esperto sinologo presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino. È consulente per la letteratura cinese contemporanea della Casa Editrice Einaudi.

La motivazione: Studiosa di lingua e letteratura cinese, è un ottimo esempio di come la cultura italiana si vada faticosamente internazionalizzando non tanto grazie all’accademia e al giornalismo quanto a certi margini di essi, in frange dove si cercano strade più vitali, secondo una curiosità precisa per mondi che non ci appartengono, ma la cui storia si considera indispensabile conoscere e far conoscere. Maria Rita Masci ha dedicato la parte migliore delle sue energie alla diffusione in Italia della cultura cinese più recente, riuscendo a convincere e coinvolgere alcune piccole case editrici. Le dobbiamo in particolare la conoscenza della generazione di giovani scrittori cinesi che, cresciuti dentro le difficoltà e le oppressioni della “rivoluzione culturale”, hanno dato nuova vita a una letteratura che si era fatta di regime. Tra di essi, l’autore della trilogia detta dei Re, Acheng, uno dei più importanti dell’ultimo decennio, la cui opera la Masci ha reso nella nostra lingua con ammirevole lucidità.


 

Sud Sound System

La storia del gruppo comincia negli anni ottanta nelle campagne salentine mescolando il patrimonio musicale tradizionale con le sonorità reggae. Oltre a incidere diversi album, spesso in lingua (Comu Na Petra del 1994, Lontano premio Tenco nel 2003) e a collaborare con artisti di musica etnica, hanno fondato l’etichetta indipendente Ritmo Vitale e dato vita al Salento Showcase, serie di album creata per dare voce alla scena reggae pugliese.


La motivazione: Rappresentano una delle espressioni più vivaci di una nuova musica che combina i modelli musicali internazionali del rap con il tentativo di dare voce ai sentimenti della condizione giovanile contemporanea – rabbia e ironia, disorientamento e confusione. Ma l’originalità dei Sud Sound System sta anche nel recupero linguistico del dialetto come in una specie di aspirazione a una dimensione etnica e comunitaria, alla dimensione locale che modera l’omologazione della musica di consumo internazionale. Tradizione e modernità, il sentimento di appartenere a una piccola “patria” ma anche alla grande “patria” del mondo, e i valori della comunicazione tra culture diverse trovano in questo gruppo una simpatica fusione, e il senso di una corroborante energia.


Gianluigi Toccafondo

Nato a San Marino nel 1965 vive e lavora tra Milano e Bologna. Disegnatore, ha prodotto anche cortometraggi, spot pubblicitari, sigle per trasmissioni televisive italiane e francesi e per case di produzione cinematografica tra cui la Fandango con la quale collabora stabilmente dal 1998. Ha inoltre collaborato con diverse riviste tra cui “Linea d’ombra”, “Lo straniero”, “Abitare”, “Internazionale”, ed espone spone in Italia, Francia e Giappone. Sono del 2007: Il calabrone assassino (Fandango), La favola del pesce cambiato su testo di Emma Dante (L’arboreto edizioni).


La motivazione: Un campo molto particolare, quello del disegno animato, ha trovato in Toccafondo un artista di grande integrità e originalità. C’è oggi molta vivacità nel campo della grafica, ma essa è in generale messa a disposizione del mercato pubblicitario. O, nel caso del disegno animato, al massimo delle sigle televisive. Toccafondo li ha frequentati entrambi, ma ha saputo scegliere le committenze che gli permettevano la maggior autonomia possibile e, soprattutto, di dedicarsi in proprio alla paziente elaborazione di brevi storie delle quali si possono apprezzare tanto la ricchezza che il rigore dell’invenzione. Esemplare, in questo senso, La pista del maiale, un breve film che mescola più tecniche per produrre una tensione che non è solo formale, che è anche morale.