Premio Premio 1995 – Città di Castello (PG)
Premio 1995 – Città di Castello (PG)

Giuria

Presidente: Goffredo Fofi.
Giurati: Stefano De Matteis, Piergiorgio Giacchè, Roberto Koch, Roberta Mazzanti, Paolo Mereghetti, Maria Nadotti, Georgette Ranucci, Marino Sinibaldi, Paola Splendore. Con il patrocinio del Comune e della Provincia di Perugia e del Consiglio Regionale dell’Umbria.


 

Raul Montanari

Nato a Bergamo nel 1959, ha pubblicato per Marcos y Marcos i romanzi Sei tu l’assassino e Dio ti sta sognando; per Baldini Castoldi Dalai, Che cosa hai fatto, Chiudi gli occhi, La verità bugiarda, L’esistenza di dio, oltre alle raccolte di racconti Un bacio al mondo (Rizzoli) e È di moda la morte (Perrone). Con Aldo Nove e Tiziano Scarpa ha scritto per Einaudi la raccolta di testi poetici Nelle galassie oggi come oggi. Covers. Nel cinema ha sceneggiato Tartarughe dal becco d’ascia di Antonio Syxty, per le scene ha tradotto Doppio Sogno e Macbeth e pubblica traduzioni letterarie dalle lingue classiche e dall’inglese. Ha curato per l’editore Baldini Castoldi Dalai l’antologia horror di scrittori italiani Incubi.

La motivazione: È l’autore di due romanzi, Il buio divora la strada e La Perfezione, molto originali nel panorama della giovane letteratura italiana. Mettendo a frutto i modelli del noir statunitense letterario e cinematografico, si è dimostrato attentissimo alla costruzione di scritture narrative di forte suspence, alla definizione di personaggi al limite, dietro i comportamenti dei quali si esplicita una riflessione sul tema del male, oggi centrale nell’esperienza che ne fa il mondo, ma che ben pochi scrittori italiani hanno il coraggio o la statura per affrontare.


Marco Pesaresi


Riminese, 1964, dopo avere viaggiato in Africa e in Europa ha concentrato il proprio percorso fotografico sulle crepe del sociale pubblicando su “Panorama”, “L’espresso”, “Corriere della sera”, “Geo”, “El Paìs”, “Sette”, “The Independent”, “The Observer”. Rimane centrale nel suo pecorso il lavoro che documenta la vita nelle stazioni delle principali metropolitane nel mondo; il relativo libro Undeground è stato pubblicato in Usa da Aperture e in Italia da Contrasto, agenzia con la quale ha collaborato fino alla sua morte, avvenuta in circostanze tragiche il 22 dicembre 2001 a Rimini, città dove risiedeva e oggetto di un volume pubblicato postumo nel 2003.


La motivazione: Ha fotografato Rimini, e il suo modo di raccontarla ha certamente delle affinità con quello di due grandi artisti suoi conterranei, Federico Fellini e Tonino Guerra, ma ha affrontato con uguale spirito innovativo i temi dell’emarginazione giovanile o la vita quotidiana nelle capitali europee colta dall’interno delle loro ferrovie sotterranee. La commistione di bizzarria e realtà fa di Pesaresi una grande promessa della nostra giovane fotografia, un’arte ricca peraltro di grandi talenti.


 

Alberto Rondalli

Regista, nato a Lecco nel 1960, dopo qualche esperienza teatrale si è concentrato nella produzione cinematografica che conta, oltre a diversi cortometraggi e documentari, il lungometraggio prodotto da Rai Uno Padre Pio da Pietralcina, e i film Il derviscio e L’aria del lago. Il mediometraggio Quam Mirabilis gli è valso diverse menzioni in Italia e all’estero.

La motivazione: Ha realizzato con Quam Mirabilis un film in bianco e nero e a basso costo su alcune monache di un convento di clausura e i loro rapporti. È una storia narrata con grande asciuttezza, con ellissi che dicono e nascondono e lasciano nel “non detto” i sentimenti, le pulsioni fisiche e quelle spirituali. Opera prima segreta e pudica, dal perfetto ritmo visivo, Quam Mirabilis rivela un autore decisamente controcorrente nel quadro del cinema italiano.



Internazionale

Fondata nel 1993 a Roma, da dodici anni a questa parte la rivista ogni settimana seleziona i migliori articoli usciti sulla stampa straniera offrendo così una finestra sulla cultura, sulla politica, sull’economia, sulla tecnologia e sulla scienza di tutto il mondo.


La motivazione: Formata da giovani poco più che studenti, la rivista “Internazionale” ha avuto il coraggio di scommettere su un’impresa unica nel campo dei nostri media: un settimanale dedicato all’informazione internazionale, sociale, economica, politica. Giornali e televisione dedicano in Italia pochissimo spazio alle questioni internazionali e uno spazio spropositato a quelle nazionali. La scelta di “Internazionale” è stata intelligente, premiata dall’attenzione dei lettori meno provinciali. Segnalando “Internazionale” si premiano le intenzioni, i risultati e il modo di lavorare e la capacità di De Mauro e dei suoi amici di costruirsi una società autogestita retta da serissime motivazioni politiche e morali.



Daniele Sepe


Musicista napoletano - classe 1960 - si muove con libertà tra jazz, funk e ritmi etnici, tracciando la trama di una scena sociale e storica contemporanea. È del 1996
Viaggi fuori dai paraggi, la sua prima antologia, con la quale è iniziata la collaborazione con “il manifesto”, cui seguono Lavorare stanca, Anime candide e Suonarne 1 per educarne 100. Numerose le sue collaborazioni con registi cinematografici e teatrali, da Mario Martone a Davide Ferrario, Gabriele Salvatores, Enzo D’Alò.

La motivazione: Si muove con il suo gruppo jazz alla confluenza tra più esperienze e tradizioni: quella del jazz più spericolato, quella della canzone napoletana, quella del folclore campano, quella della musica terzo mondiale. Ma di Sepe si ammira, assieme alla capacità di coinvolgere persone e gruppi nella nascita di una musica “comunitaria”, anche una forte carica ironica e perfino autoironica… Napoli si rinnova restando il terreno di intrecci culturali necessari, autentici e autonomi nel variegato confronto con le tendenze più vitali della musica del pianeta.



Sabrina Ferilli


Attrice, nata a Fiano Romano nel 1964, ha esordito nell’86 nel film Caramelle da uno sconosciuto di Franco Ferrini. Nella sua carriera si alternano partecipazioni a film d’autore e ruoli in pellicole commerciali. Ha lavorato con Alessandro D’Alatri, Marco Ferreri, Mario Monicelli, Neri Parenti, Carlo Vanzina, accumulando diversi Nastri d’argento, un Ciak d’oro e due Premi Sacher. Dal ’96 lavora anche per la televisione, dove è stata conduttrice di Sanremo e protagonista di fiction come
Commesse, Le ali della vita, Almost America e Dalida. Tra il 1994 e il ’99 ha preso parte a commedie di Garinei e Giovannini fino a debuttare nella Presidentessa per la regia di Gigi Proietti.

La motivazione: Si è fatta notare con Diario di un vizio di Marco Ferreri in un ruolo di calda vitalità proletaria contrapposto a un protagonista accidioso e abulico, e si è imposta con La bella vita di Virzì conquistando il plauso del pubblico e della critica. La sua avvenenza non è di quelle banali, da televisione o da top model, la sua simpatia non è costruita nelle scuole di recitazione e di public relation, la sua recitazione è basata su un istinto sicuro, sulla capacità di immedesimarsi con intelligenza nei ruoli che affronta. Il suo entusiasmo contagioso si comunica agli spettatori senza fatica. È una diva non diva, oggi diversa da tutte le altre.