Premio Premio 2001 - Santarcangelo di Romagna (RN)
Premio 2001 - Santarcangelo di Romagna (RN)

Giuria

Presidente: Georgette Ranucci

Giurati: Marcello Benfante, Goffredo Fofi, Iaia Forte, Piergiorgio Giacchè, Vittorio Giacopini, Davide Iodice, Roberto Koch, Giovanni Maderna, Paolo Mereghetti, Maria Nadotti, Fausta Orecchio. Con la collaborazione di Santarcangelo dei Teatri.

Premiati


Niccolò Ammaniti

Nato nel 1966, ha esordito nel ’94 con il romanzo Branchie (Editrice Ediesse, poi Einaudi). Ha successivamente pubblicato Nel nome del figlio e Fango (Mondadori). Alcuni racconti sono usciti nelle antologie Gioventù cannibale (Einaudi) e Tutti i denti del mostro sono perfetti (Mondadori). Tra il ’99 e il 2001 sono usciti Ti prendo e ti porto via (Mondadori) e Io non ho paura (Einaudi). Nel 2007 ha vinto il Premio Strega con Come Dio comanda (Mondadori).

La motivazione: Scrittore romano, dopo lavori di indubbio talento ma ancora determinati dall’appartenenza a una corrente e a una voga, quella dei “cannibali”, ha scritto con Io non ho paura un romanzo che parte dal genere derivandone la solidità della struttura ma che riesce a divenire una sorta di fiaba e avventura contemporanea sullo sfondo del paese Italia e nel contesto feroce delle sue morali, a partire dall’incontro drammatico e rivelatore tra due ragazzini. Questi nostri pregiudizi sulla collocazione e sulle qualità di Ammaniti non avevano ragione di essere e Io non ho paura è senza dubbio uno dei migliori, se non il migliore, dei romanzi italiani di quest’anno.


Emma Dante

Nata nel 1967, è attiva nel teatro dal ’93. A Mpalermu sono seguiti tra il 2002 e il 2004 Carnezzeria e Vita mia, realizzati con la sua compagnia Sud Costa Occidentale composta da attori palermitani. Alle produzioni indipendenti ha alternato la regia di Medea con Iaia Forte. Nel 2004 ha debuttato alla Biennale di Venezia con La scimia tratto da Le due zittelle di Tommaso Landolfi cui sono seguiti Mishelle di Sant’Oliva e Cani di bancata. Il Festino, del 2007, è affidato all’interpretazione di Gaetano Bruno.

La motivazione: Regista e attrice teatrale palermitana, ha coltivato la sua passione dentro una situazione locale priva di tensioni e proposte teatrali autoctone convincenti, ma fin troppo ricca di consumi, e assieme ai giovanissimi compagni del gruppo Sud Costa Occidentale ha dato con MPalermu un lavoro dirompente e tutt’altro che ufficiale. Epico e favoloso, esprime forti sentimenti segnati dalla memoria e dalla viva lingua di corpi che soffrono ed esprimono l’inquietudine di una condizione giovanile che cerca e non trova la sua utopia tra lo Z.E.N. e il mare, tra un terrazzo e uno scantinato di una bellissima città che è stata e torna a essere l’emblema dell’impotenza e dell’inquinamento della nostra polis.


Daniele Gaglianone

Nato nel 1966 ad Ancona ha realizzato a partire dal ’91 diversi video e cortometraggi. Nel ’98 ha collaborato alla sceneggiatura di Così ridevano di Gianni Amelio, dove figura anche assistente alla regia. Il suo primo lungometraggio, del 2001, è I nostri anni, cui è seguito Nemmeno il destino, vincitore di diversi riconoscimenti. Con il gruppo teatrale Il buio fuori ha diretto tra il 2006 e il 2007 due spettacoli ispirati alle poesie di Malcom Lowry: Come ordini urlati in una tempesta di vento e In qualunque modo questa guerra finisca.

La motivazione: Regista cinematografico torinese, si è formato alla scuola del documentario e del corto e in particolare nel lavoro dell’Archivio cinematografico della storia della Resistenza, a fianco di Paolo Gobetti, da cui ha avuto confermato il senso di una salda moralità. Il suo lungometraggio di esordio, I nostri anni, ha un’originale struttura narrativa che va ben oltre il documentario e la ricostruzione storica e sa mescolare in modo forte e brillante, nella scelta di un bianco e nero di doppia tonalità tra passato e presente, il ricordo del breve periodo eroico della Resistenza e la sua difficile persistenza dentro contraddizioni, viltà, soprassalti di indignazione. Il confronto tra lo ieri e l’oggi è risolto in un disegno narrativo di giusta distanza ma di piena e commossa partecipazione.


Roberto Magnani

Nato a Castiglione di Ravenna nel 1980, si è avvicinato giovanissimo al Teatro delle Albe partecipando alla non-scuola. Scelto nel ’98 per I Polacchi, testo e regia di Marco Martinelli da Alfred Jarry, ha lavorato in tutti gli spettacoli successivi della compagnia: L’isola di Alcina, Baldus, Sogno di una notte di mezza estate, il riallestimento dei Refrattari, La mano, La canzone degli F.P. e degli I.M., LEBEN. Nel cinema è protagonista del film La destinazione, di Piero Sanna. Col Teatro delle Albe conduce anche diversi laboratori.

La motivazione: Ravennate, è uno dei ragazzi che Marco Martinelli e Ermanna Montanari hanno introdotto nel Teatro delle Albe per alcuni memorabili spettacoli, da I Polacchi a L’isola di Alcina, ed è stato il Baldus dello spettacolo omonimo. Al personaggio egli ha dato la sua scattante vitalità e il suo fisico entusiasmo, la sua solarità e qualcosa di vibratile e volatile da elfo scespiriano o da Huckleberry Finn del fiume Po. In lui la giuria intende premiare anche tutto il gruppo dei giovanissimi delle Albe, noti ormai come “i palotini”.


La Redazione culturale di Radio 3

La motivazione: La più vasta e varia aggregazione di talenti critici e giornalistici che da Roma va regalando agli ascoltatori stanchi della superficialità televisiva e cartacea e della mediocrità di quasi tutte le pagine culturali dei nostri quotidiani e settimanali, informazione e stimoli, attualità e recupero di memoria, investigazioni sulla normalità e bizzarria del paese Italia, perlustrazioni del presente e delle sue rappresentazioni e naturalmente tanta musica. Ma Radio 3 ci dà anche la possibilità di godere dei risultati di ricerche specifiche sul mezzo in un’epoca di chiacchiere astratte e ipocrite sull’informazione. Tra le novità e i risultati che ci preme segnalare ci sono: Atto unico presente, che ripropone dopo anni di silenzio l’affascinante genere del radiodramma; Centolire, documentari e viaggi di scoperta della penisola; Teatri sonori, il quotidiano di attualità editoriale e culturale; Fahrenheit, ecc. ecc.


La Contrabbanda

Banda etno-metropolitana itinerante fondata a Napoli nel 1999 ha un repertorio che spazia da Nino Rota a Bob Marley, da Viviani a Prince, da Shostakovic a Daniele Sepe. Due dischi all’attivo - Contrabbanda e Il Giudizio universale - vanta diverse collaborazioni artistiche: da Sepe a Roy Paci, da Auli Kokko a Peppe Lanzetta, da Roberto Del Gaudio a Mimmo Cuticchio, e ancora Giovanna Marini ’E Zezi di Pomigliano d’Arco. Nel teatro ha preso parte a Urlo di Pippo Delbono, e I Pescecani, della Compagnia della Fortezza, per la regia di Armando Punzo.

La motivazione: Gruppo musicale napoletano animato da Luciano Russo e formato da 26 giovani di diversa provenienza. Entusiasti e preparati, essi si esibiscono in feste e ricorrenze sul modello di precedenti esperienze quali la banda milanese Ottoni a scoppio e la bolognese Banda Roncati (che “Lo Straniero” ha avuto il torto di non premiare nelle sue passate edizioni). L’amore per una musica che nasce all’insegna del gruppo e in funzione della collaborazione per celebrare anzi l’idea stessa della collettività, permette alla Contrabbanda di spaziare con molta libertà nei recuperi, nelle acquisizioni, nelle contaminazioni musicali, contribuendo alla nascita di una musica interculturale e sopranazionale godibile allo stesso modo in più luoghi e culture.