| Premio 2000 - Santarcangelo di Romagna (RN) |
GiuriaPresidente: Piergiorgio Giacchè Giurati: Maurizio Braucci, Goffredo Fofi, Roberto Koch, Giovanni Maderna, Paolo Mereghetti, Maria Nadotti, Monica Nonno, Fausta Orecchio, Stefano Ricci, Paola Splendore. PremiatiAndrea BrunoÈ del 1972, vive e lavora a Bologna. I suoi lavori sono apparsi su numerose riviste e antologie italiane e internazionali, tra le altre: “Schizzo”, “Mano”, “Black”, “Lollabrigida”, “Nonzi”, “Le cheval sans tête”, “Plaque”, “Strapazin”, “Babel”, “Rosetta”, “Forresten”, “De Brakke Hond”. Dopo Black Indian Ink ha pubblicato, tra il 2001 e il 2007, la raccolta di disegni Disapperarer (Coconino Press) e, insieme a Luca Bonanno, Irriducibili (Megaton) che contiene i suoi primi racconti a fumetti. Dal 2004 fa parte del gruppo di disegnatori Canicola con il quale ha dato vita all’omonima rivista per la quale ha pubblicato anche la raccolta Brodo di niente. La motivazione: Fumettista catanese, si è messo in luce con Black Indian Ink un albo edito dalla Skizzo di Cremona che rappresenta degnamente una linea di disegno di ascendenza espressionista che ha avuto il suo maestro, nel campo del fumetto d’autore, in José Muñoz, per narrare emarginazioni e disagi metropolitani pienamente di oggi, dentro una tradizione del noir rivissuta in modo autonomo. Salvatore Caruso Nato nel 1971, ha lavorato con diversi registi e in particolare con Davide Iodice per Io non mi ricordo niente e per Terre mobili, Dammi almeno un raggio di sole, I giganti, favola per la gente ferma e La bellezza; e con Arturo Cirillo - col quale collabora attualmente - per L’ereditiera, La piramide, Le intellettuali. Ha partecipato anche allo sceneggiato televisivo La squadra e ad alcuni cortometraggi. La motivazione: Attore teatrale napoletano, uno dei protagonisti del corale Io non mi ricordo niente di Libera mente-Crest, è tra le tante speranze dei giovane teatro immediatamente riconoscibile per l’esile figura e la delicata espressione da clown bianco o da “mamo” che sembra confrontarsi con un mondo di sconcertanti brutture mantenendo integra la sua capacità di stupore, è però capace di risentire reazioni, degne dei comici del muto e, napoletanamente, del Totò più lunare o di Beniamino Maggio. Annalisa D’Amato Nata ad Agropoli nel 1974 ha realizzato dal ’96 regie teatrali per il Centro di Pontedera: oltre ad Agnus Dei, Corsa ad ostacoli, studio sul Gabbiano di Cechov; Pellegrino, liberamente ispirato all’opera di Vittorini; Il matrimonio tra il Cielo e l’Inferno, da Blake; Io sono il passante, brani e frammenti dall’opera di Rimbaud. Nel 2005 ha fondato con Giordano Acquaviva la compagnia teatrale I Passanti. Con Roberto Roberto, lo stesso Acquaviva e Ludovica Tinghi, sta lavorando a Napoli per aprire La casa dei Teatri e del Cinema Indipendente. La motivazione: Regista teatrale cresciuta al teatro tra Napoli e Pontedera, ha diretto con Agnus Dei, un’opera ancora in progresso, crudele e determinata, che ha per tema l’immaturità dell’uomo e la pervicace volontà del potere di mantenerlo in questa immaturità, secondo una visione mutuata da Gombrowicz e rivissuta in termini intellettualmente ed emotivamente attualissimi. Stefano Laffi Nato nel 1965, è fondatore dell’agenzia di ricerca sociale Codici di Milano, ha lavorato anche per la Rai e come volontario nella redazione giornalistica di Radio Popolare. Si occupa di mutamento sociale, culture giovanili, processi di emarginazione e impoverimento, consumi e dipendenza. Ha scritto articoli e volumi sui temi di ricerca. La motivazione: Sociologo milanese, già autore di ricerche sulla vecchiaia e sulle forme di nuova povertà incombenti sul nostro paese, ha scritto Il furto. Mercificazione dell’età giovanile (L’ancora) il saggio più rilevante da molti anni in qua sulla condizione delle ultime generazioni di giovani, considerati dalla società adulta solo come consumatori, compenetrando partecipazione e indignazione sue personali con la freddezza e precisione dell’analisi. Alessandro Leogrande Nato nel 1977 è redattore del mensile “Lo Straniero” e collabora con “il Corriere del Mezzogiorno” e Radiotre. Per L’ancora del mediterraneo ha scritto anche Le male vite. Storie di contrabbando e di multinazionali, inchiesta sulla mafia pugliese; Nel paese dei viceré. L’Italia tra pace e guerra, un saggio sui nuovi movimenti - da Genova a Melfi - nell’Italia di Berlusconi. Sempre per lo stesso editore ha curato Il pallone è tondo, antologia sulla degenerazione dello sport più amato dagli italiani. La motivazione: Tarantino, è autore con Il mare nascosto (L’ancora) di un’inchiesta sulla sua città che appare come uno dei migliori esempi di studio di comunità e di ambiente all’interno della pubblicistica contemporanea. Esso si riallaccia ai modelli lasciati dai grandi meridionalisti di ieri per indagare però un Sud che cambia, tra omologazione e nuove emarginazioni, nel disordine di una regione tra le più contraddittorie e vivaci. Alessandro e Andrea Piva Alessandro Piva, regista, è nato nel 1966. Dopo aver lavorato come montatore per alcuni anni ha girato diversi reportage e qualche cortometraggio; a Lacapagira, sono seguiti il film Mio cognato e l’opera lirica Il cappello di paglia di Firenze. Andrea Piva, nato nel 1971, è sceneggiatore e autore di testi per la radio. Dopo aver scritto Lacapagira e Mio cognato, nel 2006 ha pubblicato per Einaudi il suo primo romanzo, Apocalisse da camera; nel 2007 ha partecipato alla sceneggiatura del film I galantuomini di Edoardo Winspeare. La motivazione: Baresi di origine salernitana, hanno diretto e scritto con Lacapagira il miglior film italiano di questa stagione. Con pochissimi mezzi a disposizione sono riusciti a raccontare, secondo una drammaturgia originale e spregiudicata, una realtà che nessuno aveva saputo individuare e narrare come loro tra crudeltà e pietà, tra ironia e dolore: quella della piccola delinquenza delle città meridionali, dentro giochi che non è certo essa a controllare. |

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